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Spoleto

Una città di origine antichissima

Come tutta la regione, anche Spoleto può vantare origini antichissime, le cui tracce sono ben visibili passeggiando per le strade della città; basta, ad esempio, recarsi nei pressi della piazza del mercato e ammirare l’Arco di Druso e Germanico, datato 23 d.C., per accorgersene.

Nel IV secolo il centro diventa sede episcopale e vede progressivamente crescere la sua importanza, fino alla costituzione del ducato longobardo di Spoleto, che rimase indipendente fino all’VIII secolo.

La Basilica di San Salvatore, costruita in epoca paleocristiana, assunse un ruolo fondamentale proprio in questo periodo, durante il quale venne profondamente rinnovata. La visita è assolutamente da non perdere, anche perché dal 2011 fa parte del Patrimonio Mondiale Unesco, assieme agli altri luoghi longobardi in Italia (tra questi anche il Tempietto del Clitunno).

 

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Da vedere anche il Museo Archeologico Nazionale, ospitato dall’ex monastero, trecentesco, di Sant’Agata. Recentemente riallestito, nei diversi piani dell’edificio gli oggetti esposti raccontano tutta la storia di Spoleto, dall’origine nell’età del Bronzo all’epoca romana: molto interessanti i cinerari del III millennio a.C., i reperti provenienti dai santuari di Monteleone e Montefranco, e i corredi funebri della necropoli di Norcia.

Del percorso museale fa parte anche il teatro romano, costruito nel I secolo a.C. e riscoperto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: recuperato quasi completamente grazie a diverse campagne di restauro, ospita alcuni spettacoli del Festival dei Due Mondi, che si tiene ogni estate a Spoleto.

 

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Per la sera, vi consigliamo una sosta in uno dei ristoranti più antichi della città, Il Tartufo, aperto negli anni Venti del secolo scorso e che propone a novembre un menu il cui grande protagonista è ovviamente il tartufo, e di trascorrere quindi la notte nell’Eremo delle Grazie, a Monteluco (nel tragitto verso l’eremo, fermatevi a contemplare lo straordinario Ponte delle Torri, alto circa 90 metri e lungo oltre 200.

Costruito in epoca medievale utilizzando con tutta probabilità la struttura di un antico acquedotto romano, il ponte impressionò anche Goethe), che accoglie i suoi ospiti in quelle che nel Medioevo erano celle riservate alla meditazione dei frati che qui vivevano.

Sulla porta di una delle camere è scritto: “Più nel silenzio l’anima è divina”, frase che si adatta alla perfezione alla tranquillità che si ritrova in questo posto, immerso in un bosco che sembra incantato.