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Magna via Francigena: da Cammarata a Sutera

La settima tappa ci porta davanti alla Monument Valley di Sicilia: Sutera

La tappa più attesa è quella che campeggia sulla copertina della guida della Magna Via Francigena, e che rappresenta un monumento naturale tale da ricordare Uluru in Australia o la Monument Valley negli Stati Uniti: Sutera, con il suo spettacolare monolite di gesso. Anche se lungo il cammino ci sorprende un tremendo acquazzone di fine estate, lo scenario non manca di regalarci scorci spettacolari senza contare che, al nostro arrivo, ci accoglie con grande calore il genius loci di qui, Piero Carruba. Un uomo dolcissimo, ma anche un pozzo di scienza e di aneddoti imperdibili il quale, passeggiando per le sale del Museo Civico Etnoantropologico, ci delizia con storie incredibili, raccontandoci ad esempio dell’origine della parola “pizzo”, o dell’espressione “debito di riconoscenza”. E che ci fa scoprire anche dove i poveri emigranti siciliani andavano in realtà a finire quando pensavano di imbarcarsi per New York.

 

Magna via Francigena, Tappa 7: da Cammarata a Sutera

 

 

È domenica mattina: con Adalgisa e Fabio, Annamaria e Roberta, ci mettiamo in marcia di buon ora. L’alba sorge accompagnando la nostra discesa da Cammarata e l’emozione è grande perché, anche se non sappiamo esattamente quanto spettacolare sarà l’apparizione di Sutera, chiunque abbia camminato sulla Magna Via Francigena ha testimoniato che sì, questo è il panorama che, sin dal primo lontano avvistamento, ti porterai per sempre nello zaino. I nostri, intanto, sono già incappucciati per tenere asciutti gli indumenti, calzati i cappelli, in dosso i gusci anti-pioggia: siamo pronti ad affrontare il maltempo che già occhieggia minaccioso dietro le prime curve, ma il gruppo è numeroso e allegro, desideroso di condividere a pieni polmoni un’avventura da appuntare sul cuore, al termine della quale Adalgisa e i suoi amici ci saluteranno per tornare a Modica. 

La tratta è piacevolissima, il paesaggio di grande fascino con una varietà che ci porta dai casali e dalle masserie che punteggiano le campagne coltivate agli attraversamenti sterrati, quasi desertici, che guardano alla lenta ascesa del grande monolite. Una tappa non lunga, ma dov’è necessario dosare bene le forze lungo le due salite che conducono prima al paesino di Acquaviva Platani (dov’è immancabile la sosta seconda-colazione) poi, dopo aver passato il fiume Platani ed esserci inerpicati su una ripida trazzera, dritti fino alla meta finale. 

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Dietro una curva, eccola finalmente svettare a circa 600 metri di quota, mistica e antichissima, Sutera. In un lento disvelamento appaiono in successione i suoi tre quartieri: il Rabato arabo, il Rabatello cristiano, il Giardinello normanno ad avvolgere, secolo dopo secolo, la montagna di San Paolino. Tre quartieri dunque, che incarnano le tre anime di Sutera, e che sono rappresentati da tre piazze. Perché - come ci spiega Piero - se qui chiedi “dov’è la piazza”, la risposta è inevitabilmente “quale?”.

(descrizione)

 

L’importanza di questa città nella storia siciliana, caratterizzata anche da un castello normanno e dal santuario di San Paolino arroccati sulla sommità, è testimoniata sin dall’antichità greca, poi romana, quindi bizantina. Impressionante la leggenda che lega per sempre Sutera al nome di Minosse, il mitologico re cretese. «In pochi sanno infatti - ci racconta Piero Carruba - che Dedalo, una volta fuggito da Creta, si rifugiò proprio qui, su quello che oggi chiamiamo Monte San Paolino; e che lì fu ospitato dal re sicano Cocalo. Minosse, messosi perciò alla ricerca del suo celebre “ingegnere”, giunse sin qui con il suo esercito, ma Cocalo gli tese un abile agguato: il re cretetese, infatti, morì affogato nella vasca da bagno per mano delle sue tre figlie! In segno di ringraziamento per lo scampato pericolo, Dedalo curò la fondazione di una città leggendaria: Camico, la capitale della Sicania, che si vuole far coincidere proprio con l’attuale Sutera». 

Per Adalgisa e i suoi amici, intanto, è tempo di tornare a Modica. Noi invece facciamo tardi ad ascoltare Piero e i suoi racconti di una città potente sin dal nome, che deve il suo significato salvifico alla rocca sotto cui i popoli si rifugiavano. Qui era venerata la dea Artemide Soteira divenuta poi, al tempo dei romani, Diana Soteira, un culto trasformato infine dai bizantini in quello di Cristo Soter, il Salvatore. Nel periodo natalizio, poi, la vita di questo affascinante borgo - tra i più belli d’Italia e già bandiera arancione del Touring Club - è animata da un presepe vivente ambientato nel quartiere del Rabàto, che richiama un folto pubblico da tutto il mondo. Certo, quest’anno realizzato in tono minore, ma Sutera ne ha già passate tante, e tornerà a incantare presto.

 

La Tappa 7 in sintesi 

Lunghezza: da Cammarata/San Giovanni Gemini a Sutera, km 20

Bellezza: 10/10 con lode e menzione 

Difficoltà: 8,5/10 

Tempo di percorrenza:  6 ore

Dove dormire: Piero (Coordinatore Comitato di Accoglienza MVF-Sutera): 329.1244777

Dove mangiare: Ristorante Civiletto (371.4639120); La Pineta (093.4954204)

Raccomandazioni: L’eventuale rifornimento di cibo si può fare ad Acquaviva Platani. Tappa interamente esposta al sole.

 

DI VALENTINA LO SURDO

Foto di VALENTINA LO SURDO

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