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Le isole Eolie - Filicudi

Filicudi è piccola e riservata, si staglia nel mare delle isole Eolie tra faraglioni, grotte segrete, mare turchese e storia antica.

Distesa su acque blu e coperta di vegetazione mediterranea, la solitaria Filicudi viene scelta da chi vuole trascorrere le vacanze in tranquillità alle isole Eolie, senza rinunciare a qualche comodità.

 

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La bellezza dell’isola –conosciuta dagli antichi come Phoenicusa per le felci che vi crescevano- è la sua natura incontaminata: coste frastagliate, alte scogliere a picco, grotte nascoste  e mare spettacolare dove non è raro osservare gruppi di delfini. Ovunque, le piante di fico d’india e di finocchietto selvatico colorano il panorama, e rendono densi di profumi i sentieri e le mulattiere che attraversano tutta la piccola superficie dell’isola, suggestivo modo di spostarsi da una parte all’altra oltre l’unica vera e propria strada asfaltata.

 

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Gli abitati sono due: Filicudi Porto il principale, dove sono concentrati la maggior parte dei servizi turistici, la manciata di case che compone Pecorini il secondo, e gli abitanti fissi non più di duecento; l’isola non ha illuminazione e le sue notti sono puntellate solo della luce delle stelle: nel cielo buio spicca la Via Lattea, visibile ad occhio nudo. 

 

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Filicudi non ha molte spiagge, e le poche presenti sono tutte di ciottoli. Le più frequentate sono quelle adiacenti ai due borghi, soprattutto quella di Porto vicina al porticciolo dove sbarcano i turisti e da cui partono le barche per l’affascinante giro dell’isola. La più particolare però è quella di Capo Graziano, con la sua conformazione discontinua che la rende piena di calette appartate tutte da scoprire: qui il mare è tra i più puliti dell’arcipelago, e il fondo roccioso fa sì che la gamma dei blu e degli azzurri sia davvero impressionante.

 

Proprio gli scogli e le calette sono il punto forte di Filicudi, raggiungibili in barca, a nuoto o in canoa: imperdibile la famosa Grotta del Bue Marino nella zona ovest dell’isola, chiamata così per le foche che un tempo vi abitavano, dove all’interno il mare cambia colore dal blu al turchese al verde; dopo essere passati sotto l’arco di roccia, al buio, si raggiunge la piccola spiaggetta nascosta dentro l’insenatura e si possono ammirare gli incredibili giochi di luce creati dal sole che filtra all’interno.

 

Di grande fascino anche l’Arco del Perciato, la cui visita è un rito tradizionale che permette di ammirare le forme aguzze delle rocce: qui, per chi ama le immersioni, la gita è da completare con la discesa subacquea per ammirare le pareti dell’arco, che sprofondano per 15 metri nell’oscurità marina.

 

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Il simbolo di Filicudi è però La Canna, un enorme faraglione di 74 metri che emerge dal mare a testimonianza di un’antica eruzione lavica sottomarina: l’impressionante torre è uno spettacolo affascinante, e inoltre ospita sulle sue pareti rocciose specie protette a rischio di estinzione, come la lucertola nera e il falco della regina.

 

Poco distante dalla Canna si trova l’Isolotto di Montenassari, una micro isola di origine vulcanica la cui parete si apre in una splendida piscina naturale, raggiungibile solo tramite una grotta sottomarina.

 

Molto più vicino alla costa è il Giafante, un enorme scoglio dalla forma squadrata circondato da profonde acque blu: sugli strapiombi della costa che guarda verso lo scoglio si inerpicano le caprette selvatiche, e attraversando via mare la zona se ne sentono perfettamente i belati.

 

Tra Capo Graziano e Pecorini è invece esplorabile, sempre in barca, il Filo di Lorani, un imponente colonnato di basalto che sovrasta la trasparente acqua verde smeraldo; in questa zona è anche visibile una caratteristica formazione rocciosa che guarda verso il mare, la roccia a forma di cavallo che è diventata tappa fissa per i visitatori dell’isola.

 

Ma Filicudi è molto affascinante anche via terra, ricca di storia antica e di reperti unici: al porto, per esempio, si trova un distaccamento del Museo Archeologico di Lipari, dove gratuitamente è possibile ammirare testimonianze dell’antico artigianato locale, reperti provenienti dai siti archeologici o rinvenuti sui relitti che giacciono intorno all'isola.

 

Per scoprire fino in fondo il fascino antico dell’isola è consigliata una bella passeggiata attraverso le mulattiere, fino al vecchio e disabitato villaggio dello Zucco Grande, che sorge proprio sui resti di una gigantesca esplosione vulcanica e testimonia le prime costruzioni filicudiane, oltre ad offrire uno splendido panorama marino.

 

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Imperdibile anche la passeggiata alla scoperta delle vestigia del villaggio neolitico di Capo Graziano, risalente all’età del Bronzo: gli scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di più di venti capanne costruite con la pietra locale, affascinante testimonianza dell’antica civiltà che popolò l’isola più di 4.000 anni fa; poco distanti anche le affascinanti macine, delle enormi pietre per i frantoi del frumento e degli olivi, modellate manualmente dagli antichi artigiani dell’isola.

 

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Chi cerca del trekking più impegnativo può raggiungere la vetta della montagna di Filicudi chiamata Fossa delle Felci, il più grande tra i sette vulcani spenti con i suoi quasi 800 metri di altezza: il sentiero è faticoso ma semplice e ben tenuto, immerso nella profumata vegetazione mediterranea. La vista è splendida già durante la salita, ma è dalla vetta della montagna che lo sguardo può spaziare sull’intero arcipelago e sugli scogli di Monte Nasseri e della Canna, che si innalza dalle acque come un silenzioso guardiano a protezione dell’isola.

 

I tesori di Filicudi - Il Museo Sottomarino

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Capo Graziano conserva un prezioso tesoro sommerso: si tratta del museo archeologico sottomarino di Filicudi, attivo dal 2008 grazie alla straordinaria presenza di nove relitti greci e romani adagiati sui fondali. Un tempo era vietato compiere immersioni in questa zona, ma la Sopraintendenza del Mare e l’Assessorato al Turismo della Regione hanno scelto di investire su questo prezioso tesoro e di renderlo un’area visitabile, trasformandolo in una vero e proprio museo sottomarino.

 

Le condizioni sono avere un brevetto sub di almeno secondo livello ed essere supervisionati da una guida locale autorizzata (la visita libera non è concessa): rispettando questo condizioni, si può accedere all’affascinante spettacolo dei relitti lungo vari percorsi che portano fino a 45 metri di profondità sul fondale. In un’atmosfera magica e sospesa nel tempo si potranno  visitare, tra le altre, il famoso “relitto A”, una nave di età ellenistica datata fra il III e il II secolo a.C., e quella del "Città di Milano", una nave posacavi della affondata nel 1919 per l'esplosione delle caldaie nell'impatto con la secca. Sono anche visibili le ali di aliscafi che hanno impattato sulla secca, oltre a numerose anfore, vasellame e corredi.