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Isola di Pasqua

Le statue senza memoria della terra dei misteri

L’isola di Pasqua, al largo delle coste del Cile, è un’isola dove regna il mistero. Cosa ci fanno tutte quelle statue allineate l’una accanto all’altra? Chi e quando le ha realizzate? Qual è il loro significato?

 

Le statue dell’isola di Pasqua: il mistero

 

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Le enormi statue dell’isola di Pasqua sembrerebbero tante sentinelle messe a guardia delle coste dell’isola di Pasqua, se non fosse però che a queste stesse coste spesso danno le spalle e il mare si allarga a dismisura dietro, dalla parte opposta a quella degli occhi. Sentinelle così a cosa servono? Eppure se viste da lontano, le statue dell’isola di Pasqua, sembrano proprio una schiera di soldatini di piombo. Forse poco rifiniti, con il corpo tozzo ben piantato sulla terra all’altezza del busto, e le teste grosse e rettangolari che paiono disegnate dalla mano di un bambino inesperto, o da un Modigliani ai primi esperimenti.

 

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Il naso e gli occhi enormi, severi o imbronciati o rappresi nel compito millenario ch’è stato loro assegnato: quello di custodire il mistero dell’isola di Pasqua. È come se stessero lì lì per svelare il segreto della loro esistenza, ma non possono farlo per un’antica consegna al silenzio o forse solo per mancanza di voce. A passar loro accanto si ha infatti la sensazione che se fossero stati munti di fiato racconterebbero in coro – sussurrando – la storia dell’isola che li ospita. La storia strana e inesplicabile dell’isola di Pasqua.

 

Isola di Pasqua, terra sperduta

 

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Chi tra archeologi, antropologi o appassionati di enigmi non si è imbattuto negli arcani dell’isola di Pasqua: questi 162 chilometri quadrati circondati in ogni parte dall’Oceano Pacifico? E’ terra cilena, perché il Cile è il posto più vicino, relativamente vicino: 3.700 chilometri a est. E’ terra sperduta, letteralmente sperduta: 109° longitudine ovest, 27° latitudine sud.

Ma l’isola di Pasqua è soprattutto terra indecifrabile: chi ha costruito le statue in fila lungo le coste? E perché? Da dove venivano gli uomini che le hanno erette? Di che civiltà si trattava? Quali strumenti avevano a disposizione per tirar su corpi di pietra alti fino a venti metri e pesanti fino a 82 tonnellate?  Il mistero dell’isola di Pasqua è uno di quelli che si alimenta da sé con il passare dei secoli. Tanto più certe domande rimangono senza risposta, quanto più c’è chi s’incaponisce a cercare una logica nei percorsi della Storia.

 

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Ma gli unici punti di approdo quando si parla di Isola di Pasqua sono due: che si trova ad alcune centinaia di chilometri a sud del tropico del Capricorno e che i “soldatini di pietra” non parleranno mai. Ragioni più che sufficienti per organizzare un viaggio nell’isola di Pasqua: la sfida è quella di percepire l’eco del racconto sussurrato dalle statue. E provare a districarne i nodi.

 

Isola di Pasqua, la storia

La storia dell’isola di Pasqua: un mare di supposizioni

 

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Isola di Pasqua: trovare una giustificazione al nome dell’isola è fin troppo facile. Pasqua, perché fu scoperta il giorno in cui l’occidente cattolico celebrava la Resurrezione del suo Cristo. Ma è l’unica cosa facile quando si ha a che fare con l’isola di Pasqua. Per il resto sono tutte supposizioni. Comunque: era la Pasqua del 1722 quando il capitano olandese Jakob Roggeveen si avvicinò alle coste. Sulla sua cartina geografica non c’era grumo d’inchiostro a indicare l’esistenza d’una terra. La vista del litorale dovette quindi essere una sorpresa. Anzi, per il cattolico uomo di mare olandese più che una sorpresa quasi un segno divino: la scoperta di un’isola nel giorno della Sacra Pasqua? C’era di mezzo sicuramente una volontà superiore. 

 

Isola di Pasqua o isola senza memoria?

 

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Un volere divino non troppo a favore della gente dell’isola di Pasqua. Fra trafficanti di schiavi e missionari religiosi nel giro di un secolo l’isola ha perduto gran parte della sua popolazione e quasi tutto il suo passato. Quel poco che si conosce dell’isola di Pasqua è frutto di storie tramandate oralmente, in cui si mischia leggenda e fantasia e confusione. Una di queste storie parla di due razze in lotta tra di loro: le "Orecchie Lunghe” che abitavano la parte orientale e le “Orecchie Corte” che venivano dalla parte opposta. A dominare, per lungo tempo, furono i primi fin quando non scoppiò il germe della ribellione con relativi e rituali massacri. Le parti si ribaltarono: l’antico sottomesso diventò il padrone, e questi – tanto per delineare i ruoli e dar dimostrazione della propria forza – si mise d’impegno a buttar giù i Moai, le grandi statue disseminate lungo le coste dell’isola di Pasqua. Tutto ciò accadde tra il 1680 e il 1774: la cronologia è un’ombra indefinita quando si tratta di storie orali. Però questo è solo un pezzo piccolissimo delle vicende dell’isola di Pasqua, che serve solo a spiegare la distruzione della maggior parte delle dei Moai. Quello che accadde prima e dopo è ancora più sfumato.

 

Isola di Pasqua, gli abitanti

Da dove vengono gli abitanti dell’isola di Pasqua?

 

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Prima: da dove vengono i pochi abitanti dell’isola dell’isola di Pasqua? Innanzi tutto il colore della loro pelle è chiaro, troppo chiaro per essere imparentati con il vicino Cile. E poi la scrittura – un insieme di simboli mai decifrato, conosciuto con il nome di “rongo rongo” – somiglia in maniera sconcertante a certi antichi sigilli trovati in Pakistan. Infine la scienza: la genetica moderna ha dimostrato che gli abitanti dell’isola di Pasqua discendono dai Polinesiani. Ma stavolta la scienza non è supportata dalla pratica: dalla Polinesia fin qui sono quattromila chilometri. Con i mezzi e le conoscenze di allora sarebbe stato ben difficile mettersi in mare e approdare per caso sull’isola di Pasqua. Le probabilità erano scarsissime.

 

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Ma allora cosa bisogna immaginare per dare degli antenati ai pasquensi di oggi? Nel 1722, al tempo del capitano olandese, credevano che non esistessero altri esseri umani al di fuori della loro piccola comunità. Per loro il mondo iniziava e finiva all’altezza delle coordinate dell’isola di Pasqua. Tant’è vero che il primo contatto con i colonizzatori europei fu devastante: non riuscirono a sviluppare anticorpi contro le epidemie portate dai marinai, né riuscirono a opporsi alla cecità religiosa dei missionari cristiani che bruciarono le tavolette di legno nelle quali era custodita la memoria del loro passato. Il dopo, quindi, non è stato altro che continua decadenza, per arrivare ai giorni nostri e a quel mistero dell’isola di Pasqua che tale rimane. Senza via d’uscita.

 

Arrivare sull'isola di Pasqua

 

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"Te pito te henua”– l’ombelico del mondo – come veniva chiamata l’Isola di Pasqua dai suoi stessi abitanti che si consideravano gli unici sopravvissuti a una serie di catastrofi naturali che si erano, secondo loro, abbattute sul pianeta terra, oggi vivono tra le duemila e le tremila persone. Quasi tutte abitano Hanga Roa, capitale e unica città dell’isola. Qui c’è anche il solo porto attraverso il quale è possibile attraccare.

Come arrivare sull’isola di Pasqua Giungere sull’isola di Pasqua non è più un’impresa affidata al caso come lo fu per i primi colonizzatori. Sull’isola di Pasqua c’è, infatti, un aeroporto dove atterrano aerei provenienti da Santiago del Cile o anche da Thaiti.

E anche il soggiorno è ormai gradevole: ci sono una decina di alberghi, concentrati per la maggior parte in città e prenotabili anche via Internet (al sito: http://www.chile-hotels.com/easteris.htm)

 

Cosa fare sull’isola di Pasqua

 

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Hanga Roa – capitale dell’isola di Pasqua - è una città piccola, tuttavia non vi mancano negozi e ristoranti (il piatto di tonno crudo condito con olio, limone e cipolla nella sua semplicità è uno dei piatti migliori) che si concentrano lungo la strada principale, e dov’è sempre possibile trovare pesce freschissimo. E’ necessario quindi partire da qui per addentrarsi nell’isola, cosa che si può fare noleggiando un’automobile o una bicicletta o un cavallo (sconosciuti i mezzi pubblici). Non manca nemmeno qualche discoteca che di notte suona musica reggae e rock a tutto volume.

 

Quando andare sull’isola di Pasqua

I mesi migliori per visitare l’Isola di Pasqua sono febbraio e marzo, mesi in cui la temperatura raggiunge i 28°C. Il caldo non è mai insopportabile, perché mitigato continuamente dal vento. Luglio e agosto sono i mesi più freddi con una media di 14°C.

 

Cosa mettere in valigia prima di partire per l’isola di Pasqua

Portare sempre un impermeabile e la crema protettiva per il sole. Scarponi da trekking per le escursioni sui vulcani e i giri a cavallo; maschera per esplorare i bellissimi fondali marini dell’isola di Pasqua.

 

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Cosa comprare sull’isola di Pasqua

Le sculture in pietra di artigianato locale – le kava kava – sono i prodotti più significativi, assieme ai rongo rongo, le tavolette incise con l’antica scrittura rapanui.