/media/post/89e3dt4/8342-littizzetto-ok-622x466.jpg

Intervista a Luciana Littizzetto - Torino è la mia città

Luciana Littizzetto è ormai una delle artiste più amate in Italia.

Con la presentazione del festival di San Remo poi la sua fama crescerà ulteriormente. Ma chi è veramente Luciana Littizzetto? Scopritela meglio in questa intervista nella quale la poliedrica comica torinese si racconta e si apre al pubblico.

Con una sola intervista Luciana Littizzetto è difficile da riassumere: è la comica irriverente di Che tempo che fa, la scatenata conduttrice di La bomba su Radio Dj, la scrittrice graffiante di bestseller come Sola come un gambo di sedano e La Jolanda furiosa, la protagonista di molti successi del cinema italiano (da Tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo fino a Genitori & figli di Giovanni Veronesi), e poi ancora doppiatrice, protagonista di fiction e infine presentatrice del festival di San Remo!.

Insomma, per alcuni è la Franca Valeri dei nostri tempi: contemporaneamente tagliente e spontanea, ha la capacità di provocare sorrisi e risate battendo sui tasti dell'assurdità del nostro quotidiano. La incontriamo sul verdissimo terrazzo di casa sua, nel quartiere di Borgo Po di Torino. Luciana, per chi non lo sapesse, è una torinese doc.

Attrice, comica, scrittrice di successo. Quante cose! Ma poi tu, la sera, quando vai a letto, cosa ti senti?

Luciana Littizzetto. "Sfinita!" ride. Poi spiega: "In realtà il bello sta proprio nel fare tante cose diverse: non ti annoi mai. D'altra parte, questo è un lavoro in cui devi mettere davvero molto, sia a livello di pancia che di testa: perciò è parecchio ansiogeno. Ad esempio: ho appena finito di girare questa fiction, proprio qui a Torino, che si chiama Fuori classe. Le riprese sono durate tantissimo, otto mesi in totale, quasi come fare un bambino. Abbiamo iniziato l'anno scorso, poi ho dovuto interrompere per fare Che tempo che fa, e quando ho finito lì, ho ripreso a girare la serie: ma ora che finalmente è chiusa, ricomincio con Fazio. In più, sempre a Torino, ho girato anche il nuovo film di Brizzi, che ne ha fatti due contemporaneamente, Maschi contro femmine e Femmine contro maschi.
"Io naturalmente ho fatto il secondo: sono un'androloga che deve dire a Preziosi che è impotente... E poi riparto anche con la radio, La bomba su Dj, che è una delle cose che amo di più. Però, insomma: fra una cosa e l'altra son due anni che non faccio una pausa".

Negli anni non hai mai pensato di trasferirti? Il mondo dello spettacolo ruota su Milano e Roma e magari in una di queste due città faresti una vita più comoda.

Luciana Littizzetto. "No. Per un periodo, anni fa, ho vissuto a Milano con altre due ragazze, una bibliotecaria e una studentessa, però poi alla fine sono una di quelle persone che sente molto le radici. Non sono come quelle piante - sai quelle che sembrano delle parrucche che si appendono? - che dove le metti stanno, però poi non si capisce mai se sono vive o morte. Mi piace stare qui, dove ho tutti i miei legami, gli affetti, i figli. Inoltre lavoro soprattutto a Milano, che è talmente vicina... Quando registro Che tempo che fa, il più delle volte, vado e torno in giornata".

Poi, evidentemente, Torino ti piace.

Luciana Littizzetto.
"Mi piace molto. Non sono una molto mondana, però la trovo una città vivissima, piena di iniziative, il Salone del Libro, il Circolo dei Lettori, il Torino Film Festival, il Festival del Cinema Gay, e Settembre Musica. A proposito: tutti si erano lamentati del gemellaggio con Milano e invece ecco che, dividendo i costi, possiamo assistere a concerti che una volta erano irraggiungibili. E poi Torino ha una dimensione abbordabile, è più facile entrare in contatto e confrontarsi con l'intera realtà, il che non è pensabile a Milano o a Roma. E poi Milano per me è alienante: son tutti lì a menartela con questi 'apericena'... ma cheppalle! S'intende: per me. Non è il tipo di cose che mi divertono. Perciò sono qui, stanziale e felice."

E ti piace andare in giro per la città.

Luciana Littizzetto.
"Be', consideriamo che la notorietà è un'arma a doppio taglio. Ci sono dei giorni in cui ti può andare di essere fermata continuamente, altri un po' meno. Perciò le passeggiate in centro, col tempo, le ho dovute abbastanza diradare. Per fare la spesa ho adottato una strategia: sgattaiolo fuori la mattina prestissimo, come le nutrie, o la sera tardi quando i negozi stanno per chiudere e tutti hanno fretta... Così delle volte mi trovo alle otto in punto davanti alla Coop, chiusa, e son lì che aspetto e mi dico che son proprio cottolenga, ma poi almeno entro e faccio in fretta. Tutte strategie: in libreria ci vado all'una della domenica..."

Questa attenzione verso le persone note ti sembra uguale in tutte le città?

Luciana Littizzetto. "Dipende: a Napoli ti saltano in testa, ti abbracciano, ti fanno mille feste. A Roma sono più abituati, anche perché gli attori vivono quasi tutti lì. A Torino, invece, è come se fosse tutto un Ballarò: sei in coda dal panettiere e il vicino ti dice: 'No, perché guardi, secondo me quello che ha detto da Fazio...' Insomma, è come se avessi iniziato tu il discorso... Figuriamoci, io ci metto un po' a capire anche solo di cosa si parla. E lo stesso in banca o alla posta: partono dei dibattiti alla Santoro e tu non sai neanche bene di cosa si parli. Però per me questo aspetto è importante: senza la vicinanza con le persone, perdi la cognizione di dove stia andando il pensiero generale, che è il punto di partenza del mio tipo di comicità, che è satira di costume. Ci tengo a stare tra la gente".

Vivere in Borgo Po ti aiuta?

Luciana Littizzetto. "In questo sono molto fortunata: Borgo Po, come dice il nome stesso, è ancora un borgo, con tutti i vecchi negozietti di via Monferrato, le botteghe. Mi piace davvero: la mattina ci raccontiamo le barzellette con il gommista, poi vai dal panettiere, ti offrono un caffè al bar... Insomma, qui c'è ancora quella dimensione un po' di paese che mi piace molto. E poi ci sono degli appuntamenti da non perdere: il ponte della Gran Madre, poco dopo le otto del mattino, d'inverno, perché quando è sereno sembra una lama di alluminio. E poi, siccome adoro i fiori, ho il mio pellegrinaggio preferito della zona: allora vado a vedere la magnolia di corso Gabetti, quando fiorisce, o il glicine qua dietro in Crimea, insomma cose da povera pazza".

Ma tra gli itinerari di Torino, quali altre zone della città ti piacciono?

Luciana Littizzetto.
 "Adoro il centro storico, con le sue vie strette: via dei Merca nti e tutta quella zona lì, via San Domenico, via Barbaroux. Mi piace sbirciare negli androni per vedere come sono le case e poi mi dico 'No, qui è troppo buio', però poi son sempre lì a curiosare, e forse mi piace proprio perché c'è poca luce. In generale la zona tra via Milano e Porta Palazzo è una di quelle che mi piace di più. Ci sono scorci magnifici, ad esempio l'Hotel Dogana Vecchia, in via Corte d'Appello, che ha un ingresso pazzesco. Un'altra zona, quella dei ricordi, è via San Donato, dove i miei avevano la latteria, e la parallela via Cibrario, dove ho avuto la prima casa da single".

E che cosa ti piace fare a Torino, per esempio il Museo Egizio?

Luciana Littizzetto.
 "Ho una passione per fiori e piante, perciò girare per vivai mi piace molto: da Sgaravatti in via Moncalvo oppure da Viridea. Poi adoro le scuole di cucina, sto facendo un corso bellissimo al Melograno di Romana Bosco, in piazza Vittorio. E mi piacciono i mobili, soprattutto modernariato, perciò frequento Balon e Gran Balon, ma anche magazzini e fiere di compravendita. Mi piace davvero: le tappezzerie di questa casa son tutte vecchie, rotoli comprati qua e là".

E la Torino notturna?

Luciana Littizzetto.
 "Cinema soprattutto. Una volta qui sotto c'era lo Studio Ritz, talmente vicino che scendevo in pigiama, ma adesso l'han chiuso: un disastro, una tragedia. Oppure andiamo a teatro, ma senza sfinirci. E ogni tanto qui intorno in pizzeria o al ristorante. C'è anche da dire che, quando hai dei figli, per forza di cose esci molto meno. Perciò organizziamo molte cene in casa".

Cosa ami dei torinesi?

Luciana Littizzetto. "Una cosa che davvero mi piace è la riservatezza, il non strafare, il non avere sempre questa necessità di dire a tutti 'io sono il migliore'. Però c'è l'altra faccia: che questa riservatezza spesso si trasforma in qualcosa di negativo. Va bene essere umili, ma non bisogna esagerare: sembra sempre che stiamo a chiedere per favore e scusa, come se ci vergognassimo di qualcosa. E così abbiamo la propensione a farci portar via le cose... il cinema, la tv, la radio, la moda, la telefonia, tutto nato a Torino e trasferito altrove...".
"Che poi, a ben pensarci, siamo sempre stati bravi: ogni volta che ci portavano via una cosa noi ce ne inventavamo un'altra. E questa è un'altra dote dei torinesi: alla fine, zitti zitti, siamo un po' una città laboratorio, con una creatività enorme, anche se non urlata al megafono. Detto questo abbiamo un altro difetto insopportabile: la lamentazione continua. Certi torinesi non sono nemmeno capaci di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: no, lo vedono rotto!"

Che altre città italiane ti piacciono?

Luciana Littizzetto.
"Firenze no, ho preso troppe multe... Napoli, bella ma... Ecco: la Sicilia mi piace tantissimo. Soprattutto Catania. Sembra una tomba: tutta scura, tutta nera, un po' gotica. Questo mi intriga: mi piace l'atmosfera noir. Però non ci ho mai vissuto, magari è complicato".

È vero che detesti viaggiare?

Luciana Littizzetto. "Viaggiare è una propensione dell'animo: o ce l'hai oppure non ce l'hai. Io non ce l'ho. La paghi cara perché poi senti tutti che ti dicono 'per me viaggiare è la cosa più bella del mondo', e allora ti senti fuori posto. Ma sono sincera: per me viaggiare è la cosa più snervante che possa capitare. E mi dispiace perché so che mi precludo tutta una serie di scoperte e arricchimenti. Ma io, quando mi chiamano e mi dicono 'ciao mi sto prendendo l'aperitivo in riva al mare', la prima cosa che penso è 'sì, bravo, ma al ritorno ti farai quattro ore di coda'".
"Oppure le amiche che ti dicono: 'mi sto organizzando un viaggio in California da sola'. A me verrebbe l'angoscia al check-in! Però non è una cosa di famiglia: mia madre, che ha 77 anni, quest'anno è andata in Armenia. C'erano 45 gradi e mi telefonava e mi diceva 'è bellissimo!', io ero qui dietro, a Cogne, e già non vedevo l'ora di tornare a casa. E poi, per quelli come me, nel viaggiare vale una strana regola del Monopoli: cioè che l'imprevisto diventa una probabilità. Nel senso che con questa attitudine mentale sicuramente ti succederanno le peggio sfighe e tu dirai: ecco, lo sapevo. Così, al secondo giorno di vacanze, sei già lì che dici 'ma come, non è ancora arrivato il merdone che mi aspetto?' Ed ecco che parte e ti devasta! No, no, meglio stare a Torino, che è bellissima!"