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Il ristorante più alto del mondo

Mangiare con la testa fra le nuvole

Ostriche e champagne a 442 metri di altezza. Sushi e cucina internazionale nel ristorante più alto al mondo. E' proprio il caso di dire "mangiare con la testa fra le nuvole". 

E' quello che succede al 122° piano di un avveniristico prisma di cristallo trasparente con vista panoramica su Dubai. Stiamo parlando della singolare esperienza che aspetta i fortunati visitatori del ristorante At-mosphere, il più alto del mondo, che ha finalmente aperto i battenti all'interno del grattacielo chiamato Burj Khalifa, nella più modaiola tra le città degli Emirati Arabi Uniti.

 

(descrizione)

 

Bisogna arrampicarsi fino a 1350 piedi di altezza per assaggiare le deliziose specialità di questo tempio del gusto, ma è un gioco da ragazzi se ci si affida a uno dei tanti ascensori supersonici dei quali è dotato l'edificio dei record. Soltanto a bordo di un aereo è possibile consumare un pasto ad una altitudine superiore. Ma da At-mosphere si sta decisamente più comodi e il menù offre una scelta assai più ampia di pietanze rispetto a quella delle più lussuose compagnie aeree.

Non sono ancora trapelate indiscrezioni circa il costo di un pasto medio consumato al tavolo dell'At-mospehere, ma c'è da scommettere che a dispetto della definizione "semplici e genuine" usata dai P.R. del ristorante per descriverne le specialità, non si tratti esattamente di una esperienza alla portata di tutte le tasche.

Due le opzioni di scelta che il ristorante più alto del mondo offre ai 210 ospiti che è in grado di servire all'interno della sua lobby principale: un menù di cibi alla griglia e di cucina internazionale e uno in perfetto stile orientale.

 

(descrizione)

 

E se si desidera consumare il pasto lontano da occhi indiscreti, At-mosphere offre la possibilità di riservare una delle sue eleganti salette private.

È lo chef Dwayne Cheer, con una lunga esperienza alle spalle in diversi ristoranti decorati con le ambitissime stelle Michelin, a guidare lo staff di cucina. Al suo fianco, non poteva essere altrimenti, un italiano: Gabriele Babini.