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Il Cammino "Di qui passò Francesco": da Stroncone a Greccio

Sedicesima Tappa del Cammino "di qui passò Francesco" e Valentina lascia l'Umbria per entrare nel Lazio dove finalmente raggiunge Greccio

Anche se siamo su un cammino che racconta San Francesco a ogni tappa per 363 chilometri a volte, rapiti dalla bellezza della natura, dall’attraversamento di meravigliosi borghi, dall’incontro di vecchi e nuovi amici, può capitare di dimenticarti che sì, stai camminando sui suoi passi, sulla geografia della sua vita. Poi arrivi a Greccio: e Francesco lo senti più che mai.


Tappa 16: da Stroncone a Greccio

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SENTIRE, OSSERVARE, CONTEMPLARE. Non so spiegarmelo ma anche soltanto il nome - Greccio - esercita su di me, da sempre, un fascino particolare. Forse perché sin da bambini lo leghiamo al suo presepe vivente, famoso sin dalla prima rappresentazione che fu in onore di Francesco, profondamente legato alla valle reatina e all’accoglienza dei suoi abitanti. Io, comunque, a Greccio non ero mai stata prima, e arrivata lì sotto mi rendo conto che qualsiasi immagine mi potessi figurare non corrisponde all’emozione di trovarmi ai piedi del santuario. Incastonato dagli alberi che paiono sostenerlo, incollato così come sembra alla collina, io e Alberto vi giungiamo dopo una giornata uggiosa sul “Sentiero di San Bernardino”, così chiamato in onore del seguace di Francesco che costruì gli eremi nei luoghi in cui visse il Poverello. Seppur breve, questa tappa è perfetta così: ti offre il tempo di stare, ascoltare e sentirti, perché il cammino non è soltanto azione ma anche osservazione, presenza, contemplazione. Forse solo ora mi rendo conto di quanto tempo è passato lungo la via, di quanti posti eccezionali abbia già visitato da La Verna in giù: l’Eremo di Cerbaiolo e quello di Montecasale, Sansepolcro, Città di Castello, Gubbio, Assisi, l’Eremo delle Carceri, Spello, Foligno, Trevi, le Fonti del Clitunno, Spoleto, San Pietro in Bovara, la Romita di Cesi, lo Speco di Narni. E ora, specialmente per noi due che siamo romani, ti senti in fondo già un po’ a casa.

 

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UN DOLCE RIPOSO. Abbiamo appena lasciato l’Umbria, e la provincia di Rieti si schiude nella piana dominata dal Terminillo, con i suoi monti attorno. Dopo aver compiuto quasi tutto il nostro percorso in salita, giungiamo al santuario dopo una ripida discesa e da qui inizia un silenzio non concordato. Con un senso di pace difficile da mettere in parole, ci avviamo nella grotta del presepe, quindi entriamo nella grotta-cella di Francesco, infine giungiamo a una terza grotta grazie a un percorso che ti permette di passare in rassegna il dormitorio e il refettorio, piccole cappelle e opere di scuola giottesca. Francesco amava questo luogo e i suoi frati, per questo si recava con piacere a soggiornarvi, nell’abbraccio della sua celletta spoglia. Ci prendiamo tutto il tempo per ricaricarci con l’energia di un posto potente nella sua dolce semplicità, quindi non ci resta che andare a trovare Anna Maria e Gilberto, per conoscere i nostri ospiti e sapere da loro come si vive a Greccio, a stretto contatto con la presenza di San Francesco che qui, dove tutto sembra immobile da secoli, si percepisce chiaramente. Arriviamo nel B&B Anna Maria che ci sentiamo stranamente stanchi. I due padroni di casa sono così gentili che assecondano il nostro bisogno di riposo: evidentemente la scorpacciata di un’energia così speciale ed elevata si è proprio fatta sentire! Ci sistemiamo in due stanze sulla mansarda, preparata con tutte le cure al piano superiore, e ci adagiamo in un tiepido sonno. Al nostro risveglio, ad attenderci, c’è una tavola imbandita: cinghiale alla cacciatora e crostini di beccacce cucinate da lei, frutto delle battute di caccia del marito, i piatti della tradizione reatina sono sfumati in evidenti caratteristiche umbre: «Siamo al confine, la mamma di Gilberto è nata aldilà del confine, come lo sono la torta al formaggio e la tipica torta al testo». L’insalata viene dall’orto, le uova dalle loro galline. Anna Maria, invece, è nata poco distante da qui, a Vaiano, Gilberto è un grecciano doc. 

 

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VIVERE AI PIEDI DEL SANTUARIO. Chiedo loro come si viva in un luogo che è poche case intorno a un santuario famoso in tutto il mondo: «La presenza del Santo è forte, ma la sentono in pochi», esordisce lei, e lui prosegue: «per certi aspetti è persino più presente nella vita di persone semplici come noi, che considerano l’ospitalità, lo stare a contatto con i pellegrini una missione, non un mestiere». Gilberto si riferisce a un’accoglienza generosa al punto che i costi richiesti agli avventori servono a coprire appena le spese. «Facciamo tutto per amore del Santo e del Santuario, ed è per questo che siamo così in sintonia con Angela», prosegue Anna Maria, riferendosi alla gioia di avere incontrato la Seracchioli, che ogni volta che va a trovarli li lascia a bocca aperta con i suoi racconti da «enciclopedia vivente», in nome di Francesco.

 

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«A vivere qui, si sente la vicinanza del Santo anche solo guardando la valle, la valle stessa te lo ricorda: seguendo il sentiero ti sembra di vederlo camminare, e nel silenzio viene spontaneo offrire una preghiera». Il tempo sembra essersi fermato ad allora, ora però Gilberto auspica un rilancio della zona: «la collaborazione tra gli abitanti che fanno ospitalità è straordinaria, c’è grande sintonia e dedizione da parte di tutti, e alla guida è arrivato un giovane sindaco molto in gamba», precisa Anna Maria. Che ricorda la loro avventura iniziata nel 1999, l’idea di mettere su un semplice B&B per far fronte alla necessità: «Ero stata messa in pausa al lavoro, mi sono trovata improvvisamente disarmata con due figlie all’università da mantenere, così ho aguzzato l’ingegno». All’inizio nessuno in famiglia desiderava che il piano di sopra fosse destinato a questa attività, ma Gilberto fa spallucce e ripete un ritornello che pare sia divenuto il mantra di casa: «Il capo è lei!», indicando la moglie. Effettivamente Anna Maria ci aveva visto lungo. Perché dalla situazione di bisogno di quel momento, l’attività si è sviluppata per dare un senso alla loro vita ai piedi del Santuario. «Il punto di svolta fu quando ospitammo una famiglia americana. Erano venuti per il presepe vivente alla Vigilia di Natale, ma trovarono un tempo terribile, tanto che la rappresentazione non poté svolgersi. Così pensai di renderli partecipi dell’atmosfera grecciana a casa nostra: sistemai dei regali per loro sotto l’albero, preparai un cestino di prodotti tipici, e nel farli felici capii che era questa la vera ricompensa per la nostra impresa familiare. Da quel momento ho cominciato a fare sul serio, volli formarmi nel settore turistico per capire come accogliere sempre al meglio la gente. Ma tutti quei corsi, in fondo, non hanno fatto che confermare le cose che già facevo spontaneamente. Così non c’è una volta che saluto un pellegrino senza avergli preparato il mio tipico panino: con la frittata in inverno, con pomodoro e basilico d’estate».

 

La Tappa in sintesi

Km: 12 km

Tempo: 4/5 ore

Difficoltà: facile

Bellezza: 9/10

Cosa vedere: Santuario di Greccio

Dove dormire: B&B Anna Maria - 349.3510307

DI VALENTINA LO SURDO

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