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Il Cammino "Di qui passò Francesco": da Spoleto alla Romita di Cesi

La tredicesima tappa del cammino "di qui passò Francesco" è la tappa delle tappe

La tredicesima tappa è ancora in Umbria e, come ci dice Valentina, è la tappa delle tappe, quella che in nove ore di cammino ti porta da Fra’ Bernardino alla Romita di Cesi. Dopo l’imperdibile sosta nel “borghetto” di Macerino, nella Romita di questo indimenticabile frate c’è da andare, e da restare.

Tappa 13: da Spoleto alla Romita di Cesi

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L’ATTESA DELLA TAPPA PIÙ BELLA. Ci svegliamo felici e carichi, un’abbondante colazione salata con Alberto, preparata da Anna Maria a Villa Cristina, e via, verso Fra’ Bernardino. Perché ogni cammino ha il suo centro nevralgico, e il Di qui passò Francesco ha il suo perno nella tappa numero 13.

Di questo frate se ne parla da chilometri, ma sappiamo anche che, prima di arrivarci, pranzeremo da Laura e Romeo, e che pure quella sarà una sosta sorprendente. Ci aspettano due storie straordinarie di rinascita e così, attraversando boschi e mangiando a piene mani corbezzoli turgidi e giganti, arriviamo allegramente a Macerino. Conoscere Laura e Romeo significa scoprire una storia che è di esempio per tanti. E già soltanto a vederli, capisci che sono due persone semplici, vere, con un grande cuore generoso. Arrivati qui nel 1990, iniziarono a ristrutturare una parte di questo minuscolo, dimenticato centro medievale. «Volevamo ricostruire la casa della nonna di mio marito, che è nato qui, ma poi si sono tutti trasferiti a Terni», mi spiega Laura. «Solo che 30 anni fa Macerino era in completo abbandono. Così abbiamo comprato queste macerie, e pian piano ne abbiamo fatto una Casa Vacanza, che oggi comprende 15 appartamenti».

I turisti a Macerino cominciarono a fioccare, soprattutto dall’estero. Perché vivono un sogno: completamente isolati dal mondo, con le case concepite per essere tutte comunicanti dall’interno, è un’ambientazione di mille e più anni fa, sin da quando, nel 1093, fu eretto il castello. «E pensare che qui ci è venuta a vivere anche la famiglia del celebre compositore Gustav Mahler…e ci hanno girato un sacco di film: Sofia Loren, ad esempio, ha alloggiato in quella stanza per un mese», indica con il dito e con tutto il suo entusiasmo. Piccola piccola, Laura ha una forza, un’energia senza la quale la Casa Vacanze Arcus con i suoi appartamenti nel borgo, e il sottostante Villaggio Fiore, non sarebbero mai potuto fiorire. 

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OLTRE OGNI ASPETTATIVA. Dopo un ghiotto pranzo e gli abbracci scambiati con gli unici tre residenti di Macerino (con loro c’è anche il figlio Paolo), ci incamminiamo verso la Romita di Cesi. Custodita nel profondo del bosco, ecco che a due ore di viaggio a piedi compare in tutta la sua bellezza di antica pietra. Appena arrivati, aldilà del cancello ci accolgono tre cagnoni maremmani e altrettanti umani: sono gli amici di Fra’ Bernardino che in questo periodo sono lì a fargli compagnia. Perché alla Romita puoi arrivare e rimanere quanto vuoi, senza dover chiedere il permesso. Tutti sono benvenuti in qualsiasi momento in questo posto dal fascino unico, distante chilometri dal primo centro abitato, raggiungibile soltanto con un fuoristrada, dove tutto è concepito per vivere nella totale autosufficienza ed essenzialità: perché alla Romita non c’è acqua calda, né riscaldamento e per otto mesi l’anno fa freddo, anzi, molto freddo.

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Camicia a scacchi, pantaloni informali, ecco che Bernardino arriva vestito non da frate ma da uomo semplice. Con la sua voce tuonante e la stretta di mano energica, ci fa sentire subito della famiglia spalancandoci in pochi minuti la visione su un’esistenza di romitaggio con i suoi racconti: «qui si mangia quel che passa il convento, e a cena abbiamo pochissime regole: cantiamo, poi invitiamo i pellegrini a servirsi per primi, quindi si mangia lentamente e frugalmente». Già, perché da Fra’ Bernardino l’antico ora et labora diventa un canto intonato da tutti prima dei pasti, nato grazie al suo spiccato istinto musicale, il cui  testo recita: «per Lui cantare e lavorare…è bello vivere e godere il sole, guardando il cielo pensando a Dio. Ed è bello stare alla Romita per servire Dio e i pellegrini». Quel che qui passa il convento è la provvidenza, che porta sempre una tavola imbandita: sono i frutti dell’orto e dei vicini che, come spesso fa Laura, portano amore e cibo a Fra’ Bernardino. 

LA RINASCITA DI UN CASTELLO E DI UN EREMO. «A due minuti di strada, si vede il Cimino del Lazio, l’Amiata toscano e l’umbro Monte Tezio», ci spiega il frate guardando lontano nei colori del tramonto, per offrirci le coordinate geografiche di un posto nato per perdercisi dentro. E scopriamo che la storia della Romita è simile  e parallela all’avventura laica di Laura e Romeo, che fecero rinascere Macerino e il suo castello. «Era il 1991 quando iniziai a girare nei dintorni con la vespa, scoprendo questo eremo abbandonato: sassi sepolti nella giungla, su cui svettava un enorme cedro del Libano», racconta Bernardino. «I libri antichi parlavano della Romita, anche se da 120 anni viveva uno stato di totale abbandono. E così feci una chiamata, inviando una lettera agli amici, per iniziare tutti insieme a restaurare il rudere.

Venite a vedere!, dicevo loro, e loro vennero a stare e a dormire al freddo gelato dei container comprati grazie ai diritti d’autore di un mio libro fotografico, venduto in 15.000 copie». Gli amici vennero dunque numerosi e restavano: si trovavano subito bene, avvolti in un senso di benessere da cui non volevano separarsi.  Lavoravano per giorni o mesi insieme a Bernardino, e poi lasciavano qualcosa. «Anche se qui nessuno deve mai sentirsi in dovere di fare un’offerta, noi ce la caviamo sempre». E così, anno dopo anno, la Romita è tornata alla vita. Oggi con Bernardino vive sempre qualcuno, seguendo il ritmo del tempo e delle stagioni: «Ci si alza mezz’ora prima della levata del sole, alle 5:15 o alle 7:15 a seconda del periodo, e si vive in armonia con le tre C:  contenti, convinti e costanti, lontani dalle due P della paura e della pigrizia. Perché qui c’è sempre così tanto da fare che non abbiamo tempo per preoccuparci. Forse perché viviamo senza soldi, e nella società lì fuori sembra impossibile. Quello che però chiunque può impegnarsi a fare è cercare di limitare il potere del denaro, la nostra dipendenza, che ci spinge a comprare ciò che non ci serve e farci usare, così, dalle cose che non ci servono».

La Tappa in sintesi

Km: 28 km

Tempo: 9 ore

Difficoltà: impegnativa

Bellezza: 10/10 con lode

Cosa vedere: Il Borgo di Macerino e la Romita di Cesi.

Dove dormire e mangiare: Casa Vacanza Arcus, tel: 340-9035246, 0744-941797 (Macerino d’Acquasparta, 2 ore prima della Romita di Cesi) - Romita di Cesi, tel: 346-4107908, 0744-283006 (ore pasti)

DI VALENTINA LO SURDO

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