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Il Cammino "Di qui passò Francesco": da Spello a Trevi

L'undicesima tappa del cammino "Di qui passò Francesco" è una delle più normali da un punto di vista naturalistico. Ma la presenza di Francesco è forte sia a Foligno che a Trevi

Da Foligno, città dove Francesco si spogliò dei suoi beni, fino a Trevi, dove il poverello parlò a un asino, il cammino ci conduce su stradine tranquille in mezzo agli ulivi, offrendoci l'opportunità di aprirci a incontri inaspettati: sono le "dio-incidenze", per citare Angela Seracchioli, compagne invisibili della nostra avventura a piedi.

Tappa 11: da Spello a Trevi

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ACCOGLIERE QUELLO CHE C'E'. Camminare significa prima di tutto accogliere semplicemente tutto quello che c'è lungo la tua via. Così, se in grande parte un cammino ti porta ad ammirare i capolavori di madre natura forgiati nella personalità individuale di milioni di alberi, scolpiti nella roccia da miliardi di anni, se il percorso è creato per toccare la storia dell'umanità e accarezzare la creatività umana che fiorisce nei borghi o in sperdute chiesette, l'esperienza del cammino necessariamente comprende anche altri aspetti della vita. Come anche il banale attraversamento di strade e città, sull'asfalto e in mezzo ai rumori del traffico in un tempo in cui, quando il Santo passò di lì, lo scenario era completamente diverso. L'abilità di un tracciatore si vede nella sua conoscenza approfondita del territorio, che ti porta a scoprire sentieri ignoti, romanticamente rinvenuti grazie alle indicazioni magari di qualche anziano autoctono. Ma quando la tua avventura dura giorni e centinaia di chilometri, è inevitabile l'impatto improvviso e persino sconvolgente con periferie, o arterie a intenso scorrimento. A meno che tu non voglia prendere un autobus e spezzare il ritmo dei tuoi passi (e vi garantisco che la prima volta che sali su un mezzo a motore hai la stessa sensazione di toccare la terraferma dopo giorni di barca in mezzo al mare), vale la pena accogliere tutto quello che viene. Perché un cammino non è un trekking, ma la metafora di una vita intera racchiusa tra un punto di partenza e la meta finale. 

Con questa prospettiva va attraversata Foligno, e so bene che la periferia di Terni sarà ben peggio. Tornare alla civiltà dopo giorni di sentieri e silenzio fa impressione: come in Non ci resta che piangere, ti sembra che tu abbia sempre vissuto in un tempo precedente alla rivoluzione industriale, eppure è in questa culla di acciaio che siamo nati e cresciuti. Ed è meraviglioso osservare come sei cambiato nel frattempo, massaggiando la terra con le impronte dei tuoi piedi, portando con te una casa di soli 7 chili sulle spalle. Sensazioni che devi fare in tempo a memorizzare in questi giorni, per mantenerle in te al tuo ritorno: la dimensione naturale del contatto spoglio con quello che c'era, che puoi recuperare facilmente continuando l'abitudine del camminare il più possibile, foss'anche dovendoti portare le scarpe da ginnastica nella borsa, per scegliere Parco Sempione, o Villa Pamphili invece della tramvia dopo il lavoro. 

IN QUANTI MODI PUO' ESSERE BUONO UN SEDANO. Ma torniamo a Foligno, che si raggiunge con una rapida discesa e poi un costante falsopiano in leggera salita per 5 chilometri. Anche in questa bella città umbra ci sono significative tracce del passaggio di Francesco: fu proprio qui, nella piazza del Duomo, che il Santo iniziò a liberarsi dei beni terreni. Proseguendo poi fra stradette di pianura, si raggiunge con una breve deviazione - piacevole in una tappa breve - Santa Maria di Pietrarossa, che porta con sé una storia antica e la vicenda di Francesco che lavò le piaghe a un lebbroso. Quindi un'ultima salita circondata dagli ulivi conduce a Trevi, luogo che ho amato nell'adolescenza e da cui manco da quasi 25 anni. Il mio ricordo più vivido riguarda la Grande Festa Medievale che si svolge ogni autunno portando il borgo, le sue abitazioni e i suoi abitanti indietro di mille anni. E poi i mille travestimenti del sedano. Che è sempre stato considerato un vegetale vagamente inutile e che a Trevi, invece, è il protagonista di pietanze succulente nelle teglie e nelle padelle. In particolare trionfa una varietà di sedano gigante, che viene colmato di sugo di pomodoro liberamente variato, come le insegne dei locali propongono su ogni muro.

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SERENDIPITY A GO-GO. E così, mentre giro leggendo menù e con il naso per aria rintraccio le emozioni di un tempo che fu molto bello, decido di chiacchierare in giro. È una giornata un po' lazy, un po' svogliata per me, come accade quando la tappa non è sfidante. Mi sono svegliata tardi, eppure tutto congiurava perché io arrivassi puntuale a piazza Mazzini esattamente all'ora in cui ho incontrato lui, il mio amico benedetto dalla serendipity. Prima però mi imbatto in due pellegrine austriache con cui condivido qualche foto da turista e poi, appena decido di andare più in profondità rivolgendo l'attenzione agli abitanti del luogo, ecco che mi imbatto in lui, il protagonista di oggi. Il mio genius loci ha l'aspetto di un elegante signore anziano, sotto il braccio serra il giornale, ed è ben vestito con giacca e cravatta rossa, anche solo per fare la quotidiana passeggiata in paese. Senza sapere cosa chiedergli, lo fermo, gli racconto di quando negli anni Novanta venivo con il fidanzato e la sua famiglia, proprietari di una casa quando Trevi era tutt'altro che di moda. Lui mi ascolta e si presenta: si chiama Franco Spellani, ha 82 anni portati con la saggezza di chi sa distinguere le chiacchiere dai contenuti. È un ferroviere tecnico amministrativo in pensione, che trasforma una tappa ordinaria in un capolavoro di conoscenza. Mi conduce nell'ufficio della Protrevi, l'associazione che custodisce i documenti e i testi dedicati alla scoperta della sua città. Lui di pagine su Trevi ne ha scritte oltre duemilacinquecento, e mentre mi racconta come un libro stampato, con la grazia della parola vivente trasmessa a me soltanto, le meraviglie invisibili allo sguardo distratto, rifletto su come il cammino ci pensi sempre lui a fare svolgere ciò che deve accadere nella tua giornata. Permango nella sensazione di fiducia che ogni giorno è unico e prezioso, quando segui le gambe che vanno come se dovessero condurti loro, anche se non hai la minima idea di cosa stai andando a incontrare. E mentre lo penso, mi volto: il nome della stradina che sto percorrendo in discesa occhieggia sorridendo: sono in via dell’Angelo Custode.

La Tappa 11 in sintesi

Km: 16,4 km

Tempo: 5 ore

Difficoltà: facile

Bellezza: 8/10

Cosa vedere: Foligno, Santa Maria di Pietrarossa, Trevi

Dove dormire: Monastero Santa Chiara, tel: 0742 78613 (chiedere di Aldo)

DI VALENTINA LO SURDO

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