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Il cammino "Di qui passò Francesco": da Sansepolcro a Città di Castello

Quarta tappa del cammino "Di qui passò Francesco". Tappa questa che da Sansepolcro giunge fino a Città di Castello in Umbria

Nella quarta tappa del Cammino "di qui Passo Francesco" lasciamo la Toscana per immergerci nella lunga tratta umbra del nostro cammino, una tappa che lascia spazio anche a un’imperdibile deviazione: quella che ci permette di ammirare la Madonna del Parto, ennesimo capolavoro di Piero della Francesca.

Tappa 4: da Sansepolcro a Città di Castello

(descrizione)

Camminare per raggiungere i più grandi traguardi. Pare che ci sia una nuova badessa giovane e speciale, autrice di formidabili torte, al monastero di Santa Cecilia a Città di Castello. Ma prima dell’incontro di fine giornata, dopo la sosta a Monterchi per ammirare la Madonna del Parto di Piero della Francesca, a metà tratta mi aspetta Patrizia, nell'idillio verde dell'Agriturismo Le Burgne. Un'ottima scelta fermarsi da lei anche per chi volesse spezzare la lunga quarta tappa in due giornate. La tavola è già imbandita con verdure fresche e stufate, carne cotta al forno con la ricetta di una volta. Il mio pranzo ideale è lì che occhieggia da generose scodelle, preceduto da un antipasto di verza e patate, e da una zuppa calda.

Questa è l’accoglienza che Patrizia riserva abitualmente agli amici viandanti, e non mi resta che arrendermi con luculliano abbandono. Dal suo giardino con vista sulla piscina aperta fino a fine ottobre (una rarità di cui va fiera), mentre consumo il lauto pranzo, mi racconta delle giornate tematiche dedicate alle castagne e ai tartufi, del laboratorio per fare il gelato artigianale insieme ai bambini. È una storia di famiglia la sua, di questo posto diventato oasi per i pellegrini fin da quando comparve per la prima volta nella sua vita Angela Seracchioli.

Tutta bardata sotto un poncho che non le risparmiò un acquazzone indimenticabile, la futura autrice del Di qui passò Francesco percorreva in ricognizione il nascituro cammino. La fiducia che Patrizia corrispose a quella sconosciuta signora che sotto la pioggia scrosciante di quel febbraio 2003 bussò alla sua porta quando era già buio, le cambiò la vita. Al punto che lei stessa sperimentò come il Cammino cambiava la vita dei pellegrini che passavano per la sua dimora: come nel caso di quella ragazza giunta sola fino a Le Burgne, che a Patrizia promise: “Se incontrerò mio marito camminando, verremo qui a sposarci”. La bottiglia di olio mignon prodotto da Patrizia è la bomboniera ricordo di questo auspicio divenuto realtà. 

Il dono ce lo fate voi! Saluto Patrizia, e già pregusto anche per la sera il sapore di un’intervista croccante. Ma al termine dei 35 sonanti chilometri di tappa, dall’altra parte del portone del monastero a Città di Castello non c’è traccia della famosa badessa. Mi apre invece Angelica. Ha una fisionomia che non ti aspetteresti dietro a quel nome così rinascimentale: è una ragazza dai tratti orientali e bastano pochi passi spediti lungo la gimkana di corridoi dell'antico edificio per farmi capire che è una in gamba. Cinque anni fa ha fondato La Rosa di Gerico, un’associazione di volontari per l’accoglienza dei pellegrini qui a Santa Cecilia. Lei è una guida ambientale come lo è Claudio, un altro volontario con cui condivide il gesto non dovuto di rimanere a cena insieme a noi. “Il dono ce lo fate voi!“, esclama la ragazza al nostro stupore di vederli al tavolo invece di tornare alle loro famiglie. Spesso alla cena partecipano anche i figli gli Angelica, Claudio e di altri volontari, e solo quando la ragazza mi dice che sua figlia di anni ne ha 27 comprendo che non stava parlando di se stessa: era la cifra precisa che avevo pensato per lei, stento a credere che possa averne quasi il doppio.

Ora la mia droga è camminare. La meraviglia quotidiana di ascoltare a sera le storie in cammino alimenta la passione di questi volontari. Racconti come quello di un pellegrino giovane e bellissimo, italiano del nord, che ci lascia con la forchetta a mezz’aria quando ci racconta della sua vittoria più grande: il cammino lo ha fatto uscire dalla dipendenza dalla cocaina “e ora la mia droga è camminare!“, ci rivela mentre il suo sguardo fiammeggia di gioia. "Se non vivi questa esperienza, non puoi capire cosa sia la provvidenza", commenta Claudio, l'altro volontario, che aggiunge: "Io vengo dal mondo del commercio, e so cosa vuol dire creare beni materiali, ogni sera“, sottolinea mostrando la tavola imbandita con un gesto della mano. “Non sappiamo spiegarci il miracolo di riuscire a tirar su una ricca cena tutti i giorni per tante persone. Semplicemente accade“. Annuisce intanto Angelica con la sua dolcezza coreana incarnata in un'ardente fede cattolica, e mi confida il miracolo più bello passato di qui: “è la storia di una donna che ha trovato la provvidenza nella morte. Camminando ha deciso di vivere fino alla fine tutto quello che le è capitato al meglio delle sue possibilità. Grazie al cammino capì che era giunto il momento di rilassarsi, di salutare la vita camminata con i suoi piedi. Perché tutto questo è solo la parte visibile di un disegno molto più grande.“

La quarta tappa in sintesi

Km: 35

Tempo: 8 ore

Difficoltà: molto impegnativa

Bellezza: 9/10

Cosa VedereCiterna, Monterchi (da non perdere La Madonna del Parto di Piero della Francesca), Eremo del buon riposo (luogo di sosta di San Francesco), Città di Castello

Dove dormire e mangiare: Agriturismo Casale Le Burgne (Patrizia: 075 850 20 20 – 329 01 92 923), tra Citerna e Città di Castello; Monastero di Santa Cecilia (075 85 83 066), Città di Castello

 

 DI VALENTINA LO SURDO