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Il Cammino "Di qui passò Francesco": da Rieti a Poggio Bustone

Ultima tappa del cammino "di qui passò Francesco": l'arrivo a Poggio Bustone sormontato dalla grotta del Sacro Speco

L’epilogo di un cammino è sempre un momento emozionante. Il senso di compimento,  la gioia inevitabilmente associata al pensiero dell’impresa compiuta e del ritorno a casa, sono i sentimenti che pervadono il pellegrino fino al suo ultimo passo, accompagnati da un immancabile contraltare lunare, quella nostalgia del cammino che ti pervade già quando manca ancora qualche chilometro all’arrivo. Che qui trova traguardo nel grandioso Santuario di Poggio Bustone, sormontato dalla grotta del Sacro Speco.

 

Tappa 18: da Rieti a Poggio Bustone

 

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DA VIVERE INTENSAMENTE. Ogni chilometro, quando sai che la meta è vicina, è da vivere così, intensamente. La partenza da Rieti, coccolata dalla ricca colazione preparata da Rita, è la premessa a una tappa breve ma intensa, con un dislivello croccante (come mi piace definire ogni sfida bella tosta) negli ultimi due chilometri e mezzo. Oggi voglio vivere il cammino passo dopo passo, sguardo dopo sguardo. Oggi voglio rimanere in contatto con la presenza di Francesco in modo speciale, oggi che sono sola per questo ennesimo arrivo, dopo la partenza di Alberto ieri sera. E in fondo è un dono piovuto dal cielo sul cammino anche questo, perché è magnifico condividere la via, ma in certi momenti la solitudine è sublime. Specialmente se stai compiendo un viaggio sulle orme di chi è stato non solo un grande santo e patrono d’Italia, ma soprattutto un essere di puro e universale spirito, un mistico che ti infonde coraggio al solo pensarlo quando il maltempo imperversa, quando incontri cani ringhianti, o se smarrisci per metri e chilometri la via. Che tu sia religioso o meno, sapendo che “di qui passò Francesco”, in cuor tuo, ti senti protetto.  

Dopo una sgambata di appena quattro chilometri, mi trovo già presso la prima preziosa sosta di quest’ultima tappa: il Santuario della Foresta, che ospitò un Francesco malato e dove si narra che abbia composto, almeno in parte, il Cantico delle Creature. Che sia verità o leggenda in fondo poco importa, perché l’atmosfera del posto è in ogni caso miracolosa, grazie anche alla presenza dei giovani che si prendono cura di questo luogo ammantato da una natura potente e da un potente silenzio. Sono i ragazzi di Mondo X, la comunità che applica gli austeri principi della vita francescana, scanditi da un assiduo impegno nella preghiera e nella vita contadina, per uscire dalla tossicodipendenza. La mia sosta da loro, poco più di un’ora per assaporare il senso del luogo, mi ha donato una testimonianza memorabile seppur privatissima: ad accogliermi è un ventottenne pronto a uscire di lì a poco, per tornare alla vita là fuori dopo anni di completa astinenza da computer e cellulari, come da qualsiasi altro oggetto di dipendenza.

 

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E ADESSO, SILENZIO. Esco dal Santuario, ringrazio e mi taccio. Un senso di gratitudine e di commozione sospinge i miei successivi chilometri, animati da un sincero riposo della mente nel silenzio e nell’ascolto. Sette chilometri di connessione totale con la natura, di preparazione a un epilogo che sia degno, dentro di me, del cammino compiuto. Ogni increspatura del tessuto nuvoloso, ogni variazione di foglia in foglia, ogni suono di vento a intonare una diversa nota mi invitano a sorseggiare, con vaga consapevolezza, la fonte che ispirò il Cantico del Poverello. A strapparmi da questa meditazione giunge Cantalice, con la sua geometria che ti sorprende misteriosamente aggrappata alla roccia, paese natale di san Felice, il cappuccino capace di miracoli che fu prima contadino, e alla cui memoria fu costruita una deliziosa chiesina. Un ultimo tuffo nel verde brillante del bosco, e l’ultima croccante salita che ti fa guadagnare il desiderio della meta, sono i flash definitivi scattati sulla via. Poi è solo l’abbraccio con il grande Santuario, il Convento di San Giacomo già raggiunto, ma dalla direzione opposta, percorrendo un altro magnifico cammino, quello intitolato a San Benedetto: la vista abbagliante sulla boscosa e stretta valle è un ricordo a cui si aggiungono ogni volta nuovi colori. Resta ancora un’ultima ascesa da compiere, per raggiungere una meta più speciale nella meta finale. Costa un’ulteriore mezz’ora di sentiero ma vale la vista della grotta dove Francesco si ritirava a pregare: il Sacro Speco terminale di tutto il cammino.

 

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LA FINE E’ IL MIO INIZIO. E così, da quassù, finalmente ci siamo. Sono giunta alla fine, anzi, a questa fine. Perché il titolo di un celebre libro di Tiziano Terzani diventa invito a proseguire al mio ultimo passo, al mio ultimo sguardo sulla Conca Reatina, dall’alto maestoso di Poggio Bustone. Dopo aver tagliato l’Italia in verticale, dalla Verna fino al cuore montuoso del Lazio, ora è tempo di andare avanti, piegando a est e poi giù in diagonale, verso quello spazio di terra affacciato sul mare che appartenne, molti secoli fa, al popolo dei Dauni. Perché dopo la creazione del Di qui passò Francesco, che abbiamo già ricordato come il primo cammino tematico dell’Italia moderna, Angela Seracchioli non si è fermata al Convento di San Giacomo e ha voluto proseguire la via nei luoghi di Francesco sulle tracce del culto di San Michele Arcangelo. E così, da questo centro potente della spiritualità francescana, si irradia un nuovo percorso che per me è già meta, e che punta dritto alla Puglia garganica di Monte Sant’Angelo, attraversando Abruzzo e Molise. San Francesco sarà ancora con me, ci sono testimonianze della sua presenza fino in Puglia, lui che è stato il primo grande viandante pellegrino della storia, probabilmente attratto dal culto dell’Arcangelo richiamato più volte nei suoi scritti.  

È questa la linea del mio prossimo destino, che parte proprio oggi sulle pagine di Marcopolo con un nuovo formato: più video, qualche foto, meno parole. Per vivere in tempo reale, con me, una nuova avventura, “con le ali ai piedi”. È il nome del secondo cammino battezzato dalla Seracchioli e il titolo del mio prossimo percorso, che mi vedrà in partenza proprio da Poggio Bustone lunedì 6 luglio, con arrivo il 26, al Santuario consacrato all’Arcangelo Michele, nello spazio di 25 tappe che mi impegneranno per circa 500 chilometri. Perché il cammino prosegue sempre: basta uno zaino in spalla, e seguire la via.

Vi aspetto, in cammino…con le ali ai piedi guarda tutte le tappe!

Valentina

La Tappa in sintesi

Km: 17,5 km

Tempo: 7 ore

Difficoltà: impegnativa

Bellezza: 10/10

Cosa vedere: Santuario della Foresta, Convento di San Giacomo, Sacro Speco di Poggio Bustone

Dove dormire: La Locanda Francescana: +39 0746 689301 +39 347.4150455 (Feliciano Mostarda)

DI VALENTINA LO SURDO

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