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Il cammino "Di qui passò Francesco": da Pieve Santo Stefano a Passo di Viamaggio

Seconda tappa del cammino "Di qui passò Francesco". Giungiamo all'eremo di Cerbaiolo, luogo suggestivo ed importante del cammino di Francesco

Tra Sacri rifugi e laici eremi. Le storie della seconda tappa del Cammino “Di Qui Passò Francesco” raccontano la rinascita di Cerbaiolo, un eremo rimesso in sesto grazie a un gruppo di straordinari amici stretto intorno a Padre Claudio, e della casa dalle finestre rosse: un rifugio che Alfredo tiene sempre aperto, per i viandanti di passaggio a Viamaggio.

Tappa 2: Da Pieve Santo Stefano a Passo di Viamaggio

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Metterti in Cammino è un’esperienza che spalanca alla fiducia in sé e negli altri. Perché la differenza tra camminare e percorrere un Cammino è ben più che una semplice ci maiuscola: significa mettere a nudo le attività del giorno sotto una lente di ingrandimento che rende prezioso ogni dettaglio, imparando a cogliere il messaggio delle scelte che compi. Azioni semplici come decidere se andare a destra oppure a sinistra, diventano risposte e metafore personali che ti mostrano se sei pronto a trovare subito la via, oppure se vale la pena perderti per un po’, per ritrovarti poi e meglio.

Mani tese. Oggi si sale su, fino all’eremo di Cerbaiolo. Angela Seracchioli, la creatrice del Cammino, si era raccomandata che ci facessi una sosta prendendomi il giusto tempo. Non solo perché questo è stato un luogo speciale per San Francesco e anche per Sant’Antonio da Padova, ma soprattutto perché negli ultimi mesi è stato protagonista di un’incredibile rinascita voluta dal basso. Alla guida di un gruppo di volontari che lo stanno riportando a nuova vita, dopo nove anni di abbandono, c’è Padre Claudio. Viene da Sant’Arcangelo di Romagna, ma è legato a questo luogo abbarbicato su un costone di roccia fin dall’infanzia. “Cercavo un posto dove poter mettere in pratica l’insegnamento della verità e della nudità francescana, dimorare in un luogo solitario dove pregare in spazi piccoli come grembi nella roccia. Vivere il monachesimo per abitare le domande e non cercare subito le risposte”. 

Padre Claudio mi accoglie così nella Sala Capitolare dell’eremo, dice cose grandi con una semplicità che incanta. “E dunque mi è tornato in mente Cerbaiolo: ci venivo quando facevo lo scout e ci viveva Chiara, una suora incredibile, che è stata qui per quarant’anni con le sue centoventitré capre, i trenta gatti, due cani e un allocco”.

Dopo la sua morte, l’eremo ha  affrontato nove anni di abbandono fino a che, qualche mese fa, Don Claudio ha avuto l’intuizione di affidarsi alla provvidenza e alla volontà umana. “Dal 1989 mi sono occupato per trent’anni di tossicodipendenza, emarginazione, prostituzione, antimafia: tutta la mia vita era dedicata alla fede e al sociale. Così è stato naturale unire le due cose, chiedendo aiuto gli amici e alle associazioni con cui ho collaborato. La gente ha risposto in maniera incredibile: da giugno scorso sono saliti quassù decine di volontari venuti dalla Romagna, da Roma, da Assisi, e tantissimi cittadini dalla vicina Pieve Santo Stefano.

Abbiamo pulito l’eremo da capo a fondo, era diventato una tana per topi, il soffitto faceva acqua da tutte le parti, c’erano i rovi da disboscare, gli impianti da rimettere a norma e lavori di muratura da fare. Grazie all’aiuto di volontari in ogni settore, da ditte edili ai fornai e ai pasticceri che portano su il cibo, abbiamo realizzato un’impresa. Ma non è finita, e la Pro Loco di Pieve ha aperto una sottoscrizione per rifare i bagni di tutta la struttura” conclude, mentre un’amica volontaria bella ed elegante, mi serve un tè. Carla ha 82 anni ma ne dimostra quindici di meno: qui c’è tanto da fare e lei non ha il tempo di contarsi gli anni addosso.

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La Casa dalle Finestre Rosse. A fine tappa incontro Alfredo Socali, il mio ospitaliero per stasera. Apprendo con stupore che lui è arrivato giusto per aprirmi casa: che in realtà è un rifugio messo a disposizione dei camminatori lungo il Cammino Di qui passò Francesco. “Stasera devo tornare fino a Sansepolcro – mi dice -, ma per me e mia moglie l’ospitalità viene prima di tutto: è il nostro stile di vita”. E così apre la casa di pietra dalle sgargianti finestre rosse, che in realtà si chiama Ca’ la fonte. La stufa è accesa, il frigo è pieno, mi spiega dove riporre le chiavi e mi invita a fare come a casa mia. Mi racconta che ospitare i pellegrini è un atto di fiducia reciproca, mai disattesa, che quello che ha ricevuto in questi anni è persino di più di quello che ha donato. Sfogliando il libro degli ospiti scorgo cartoline provenienti dall’Alaska e partecipazioni di nozze: sono i suoi grazie preferiti, per tutte le volte che è andato a recuperare sul sentiero “camminatori distratti, infreddoliti o affamati”, come ricorda con il sorriso dello scampato pericolo. E intanto mi mostra dove riporre le chiavi di casa domattina, prima di rimettermi in cammino.

La tappa in sintesi

Lunghezza: 11 km

Difficoltà: impegnativa

Bellezza: 8/10 

Dove dormire e mangiare: La Casetta di Ca’ la Fonte (Alfredo: 339.3028614, necessario chiamare in anticipo)

Da visitare: Eremo di Cerbaiolo.

Di Valentina Lo Surdo