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Il Cammino "Di qui passò Francesco": da Pietralunga a Gubbio

Sesta tappa del cammino "Di qui passò Francesco". Un percorso dal fascino solitario, che necessita di un passo costante nei lunghi saliscendi, prima di raggiungere la perla medievale di Gubbio

Nella sesta tappa del cammino "Di qui passò Francesco", Valentina si immerge nella natura di una vallata silente, screziata dai segni in lontananza di altissimi pioppi, attraversando campi coltivati a mezzacosta e in pianura. L'arrivo a Gubbio porta emozioni antiche, come la storia di questo angolo di Umbria incontaminato.

 

Tappa 6: da Pietralunga a Gubbio

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SELVAGGIA E SOLITARIA: così è la tappa di oggi, brutale nella sua essenzialità. Un passo dopo l'altro, dal balcone di Villa Ginevra a Pietralunga, dove i gerani rossi s'indorano alla luce della prima mattina, non ho altro da camminare fino a sera se non bosco. Nessun pellegrino all'orizzonte, nessun animale, nessun suono. Dopo qualche ora di puro andare, pianto i miei bastoni di fronte a un panorama misterioso, per un pranzo veloce: dove sono, cosa c’è aldilà di quella vallata? Domande che non trovano soluzione, se non seguire l'istinto in quella direzione.

Il sentiero di oggi vuole perdermi, vuole che io mi perda, e così accade. Perché il cammino a volte è anche un'esperienza irrazionale. Scendo giù per una scarpata illogica, consapevole di essere stata disattenta con i segnali di Angela. Ma c'è qualcosa che oggi mi rende tranquilla in una sorta di sereno assorbimento, forse è l'assenza di pensieri, di mete intermedie, di riferimenti che si muovono intorno a me. Sospendo ogni preoccupazione, vado e basta, mi lascio letteralmente andare. Dopo quanti minuti non so incontro due ragazze, due camminatrici straniere, di accento inglese. Sono sedute in terra su un telo a scacchi rosso lì in fondo alla scarpata, anche loro evidentemente fuori strada. Dopo la prima battuta, subito si adoperano per spiegarmi come ritrovare la via: loro hanno deviato apposta, cercavano un posto per fare pranzo al sole. In un modo del tutto semplice e naturale, come se si fossero disposte lì ad accogliere il mio arrivo smarrito, in un giorno in cui non c'era orma di essere umano, mi conducono dettagliatamente al segnale perduto e solo allora, di fronte alla ritrovata freccia gialla, mi rendo conto che quando non cedi al panico tutto si risolve, è solo questione di tempo.

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PERDERSI PER POI RITROVARSI. Quella sospensione di tempo e di preoccupazione è stata essenziale per farmi osservare l'esperienza di essermi persa nel bosco: come se non fossi nemmeno stata io a vivere quella breve avventura che avrebbe potuto creare un problema reale. E lì, di fronte a quello sbaffo giallo sull'albero tanto prezioso, ricompongo il sentiero della saggezza: presta sempre attenzione ai segnali, osserva attentamente i bivi, leggi bene le indicazioni della guida, e se non vedi la freccia gialla per cinque minuti, limitati a tornare sui tuoi passi.

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Lungo l'affascinante filo di Arianna di un cammino, durante l'avventura di un traguardo che ti poni ogni mattina come il tuo gioco dell'oca quotidiano, il risultato finale dell'arrivo è garantito, se sai anche che perderti ti insegna a ritrovarti. E così, assorta nell'incanto di questa lezione, gli occhi però vividamente presenti su ogni corteccia ora, giungo all'imbrunire della sera alla soglia di un cuore verde e tosto come la sua roccia: Gubbio. L’appuntamento è all’hotel La Grotta dell'Angelo, dove Laura mi accoglie con un sorriso negli occhi scuri ma chiari. 

 

DALLA POCCIONA GIULIVA. Lei è la nipote della Pocciona, così come era soprannominata la sua formosa nonna, Giuliva di nome e di fatto quando era ai fornelli, a preparare le specialità della tradizione. Aveva aperto la locanda nel 1954, accogliendo i viandanti a spasso nei freddi inverni della città autenticamente più medioevale di tutta l'Umbria a suon di passatelli in brodo, cappelletti fatti a mano, patè di fegatini di pollo e zuppa inglese. Ricette tramandate da generazioni e servite in un ambiente semplice, in cui respirare l’aria di famiglia. “Io lavorerei solo con i pellegrini”, mi dice Laura stringendo quella scelta tra le braccia con cui si cinge la vita sottile. E lo dice con la consapevolezza di una donna laureata in Scienze Politiche che ha deciso di dedicarsi a sostenere questo Cammino, per portare cultura e rispetto per la sua regione attraverso quello che lei definisce un "viaggio dell’anima”.

A trovare Laura, stasera è venuta con me Angela Seracchioli in persona: le due non si sono mai incontrate prima, e tutt’e tre ci ritroviamo nello spazio riservato della grotta dell’angelo, che dà il nome all'albergo di famiglia. Laura ci porta di sotto, in un ambiente fatto di cunicoli e grotte, dove sono custoditi i vini più preziosi, per raccontarci il senso del suo lavoro: “Abbiamo prodotti di pregio, ma qui tutto è a misura di semplicità, come il nostro ricco menù del pellegrino, che offriamo a soli 15 euro”. Edificata nel 1200 e trasformata in locanda nel 1600, quest’antica casa di roccia ti accoglie restituendo il sapore robusto della resilienza dopo centinaia di gelidi inverni, e il senso di umile severità che solo la pietra può donare. La sera, scaldata da un friccò di pollo servito con crescia e il contorno di cavoli con patate, ti ritrovi intorno al tavolo dei membri di questa famiglia: papà Silvano, il fratello Andrea, il compagno Michele e certamente Laura. Perché cenare insieme è una scelta che si rinnova ogni giorno. 

 

La tappa in sintesi

Km: 26,4

Tempo: 8 ore

Difficoltà: impegnativa

Bellezza: 9/10

Cosa vedere: Gubbio 

Dove dormire e mangiare: Hotel Grotta dell'Angelo, cena con menu del pellegrino (15 euro): 075.9271747 

DI VALENTINA LO SURDO

 

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