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Il Cammino "Di qui passò Francesco": da La Verna a Pieve Santo Stefano

Prima tappa del cammino sulle orme di San Francesco, dal Santuario della Verna fino a Pieve Santo Stefano, siamo in Toscana, provincia di Arezzo

Di qui passò Francesco: e ogni passo non è mai soloDalla foresta del casentino dove il Santo si recava in contemplazione e dove oggi sorge il Santuario della Verna, a Pieve Santo Stefano conosciuta come la “Città dei diari”, un percorso dove l’umanità ispira al viandante fiducia, speranza, accoglienza.

Monaci erranti del Duemila, viandanti laici alla ricerca di un senso che non è nella meta, ma nel tragitto. La sera che precede la prima tappa, il popolo dei camminatori confronta a tavola esperienze e aspettative, confidando nella buona sorte che - per chi ci crede - si chiama provvidenza. È ciò che leggo nei volti dei pellegrini alla Verna, santuario crocevia di storie e destini da ottocento anni. Il contatto con i luoghi dove il Santo dei poveri ha sostato, percorrendo i sentieri che ha calpestato, rappresenta l’accesso all’esperienza originaria del vivere di semplice frugalità, accogliendo con coraggio e fiducia l’aprirsi del tracciato creato sui suoi passi, primo cammino moderno creato in Italia.

Tappa 1: da La Verna a Pieve Santo Stefano

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Arrivo alla Verna giusto in tempo: le porte del santuario chiudono di lì a poco, alle 18.30, e un’ora più tardi è servita la cena. Siedo al tavolo con tre ragazze tedesche, una francese e due italiani: Giorgio, che cammina da cinque mesi e ha lasciato a casa orologio e cellulare, si muove senza mappe e senza l’indirizzo di fine giornata; è partito dal Piemonte e terminerà la sua avventura ad Assisi. Francesco è un ragazzone robusto e determinato, viene da Brescia e si lascia vivere da quando ha fatto il Cammino di Santiago, mentre ora sogna di andare a piedi fino in Terrasanta, come viaggio di nozze con la sua promessa sposa. In Terrasanta ci è già andata un’altra ragazza che si aggiunge a noi: si chiama Marita, è maltese, ha imparato un italiano perfetto da bambina, guardando i cartoni animati di Bim Bum Bam. 

Fra’ Francesco. Allargo lo sguardo e mi accorgo che ai tavoli intorno sono serviti piatti caldi anche per chi compie un pellegrinaggio in povertà. Storie che conosce bene Fra’ Francesco Brasa, che da due anni è il guardiano del santuario. Ha una spiccata attitudine a rendere attuale il messaggio di San Francesco che incontrava i lebbrosi, nel contatto con gli emarginati: “Prima di arrivare qui, ho vissuto per un anno nella comunità rom di Sesto Fiorentino, e poi per cinque anni in una vecchia fabbrica, per assistere i cinesi di Prato”. Fra’ Francesco mi saluta consegnandomi la domanda che San Francesco si pose nel 1224 durante il suo ultimo viaggio a La Verna: “Chi sei tu? Chi sono io?”, con l’auspicio di farne tesoro a ogni incontro dietro gli angoli e le svolte della mia via. 

 

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Monachesimo e cittadinanza attiva. Ogni cammino è un’avventura spirituale e insieme materica, ispirata da un richiamo non ben definito che si concreta giorno dopo giorno nelle impronte che lasci sul tuo sentiero. Coppie di passi dove una volontà fatta di terra è appaiata a una forza più grande e leggera. Così, attraversati boschi e praterie seguendo i tau gialli tracciati sui tronchi degli alberi, dopo qualche salita non impegnativa fino al monte Calvano e una lunga e graduale pendenza, scendo nella normalità: arrivo in una cittadina dall’aspetto qualsiasi. È il mio approdo di tappa, si chiama Pieve Santo Stefano.

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Ho un appuntamento con Luca Gradi, Assessore alla Cultura e alla Promozione che da tre mandati si fa in quattro per far conoscere la storia di questo luogo: colpevole di trovarsi sulla Linea Gotica, fu completamente raso al suolo dai Tedeschi nell’agosto del 1944 e ricostruito alla bell’e meglio negli anni Cinquanta.

 

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Luca mi invita a visitare il Palazzo Pretorio, dove sono custoditi alcuni tesori del perduto splendore, come una maestosa opera in ceramica dei Della Robbia: La Samaritana al Pozzo. “Proprio perché abbiamo perso ogni memoria, Santo Stefano è diventata la “Città del diario”, mi spiega. “Nel 1984 il giornalista Saverio Tutino fece diventare questa sconosciuta località la depositaria di un archivio diaristico senza precedenti, oggi conosciuto come "Fondazione Archivio Diaristico Nazionale”. Memorie ed epistolari dei cittadini italiani custoditi nello stupefacente Piccolo Museo del Diario, “per creare una storia della gente dal basso, in dialogo con la storia ufficiale”. Storie di tossicodipendenti e di contesse, di brigatisti e contadini, che “grazie agli artifici della tecnologia, fuoriescono dai cassetti della memoria per palesarsi ai visitatori”. 

Si conclude così la prima tappa del Di qui passò Francesco, in un’ideale congiunzione tra monachesimo e cittadinanza attiva, a sostegno di luoghi come Pieve che “negli ultimi tre anni ha visto triplicare le presenze in visita”, conclude Luca Gradi. Perché il cambiamento passa attraverso la testimonianza. 

La Tappa in Sintesi

Lunghezza: 15,2 km

Difficoltà: facile

Bellezza: 9/10

Dove mangiare: Ristorante Il Portico (Pieve Santo Stefano, tel: 0575.797129), prodotti tipici e biologici della tradizione toscana. Menu degustazione a prezzi convenienti.

Dove dormire: Ospitalità per pellegrini al Santuario della Verna (tel: 0575.5341 – www.laverna.it); Hotel Santo Stefano, a Pieve Santo Stefano (tel: 0575 797129).

Da visitare: Santuario della Verna. La collegiata di Santo Stefano e La Città del Diario a Pieve Santo Stefano.

Di Valentina Lo Surdo