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Il Cammino "di qui passò Francesco": da Greccio a Rieti

Il gran finale è pronto, questa è la penultima tappa che da Greccio ci porterà a Rieti

Siamo alla penutima tappa del Cammino di "qui passò Francesco". Dopo l’arrivo memorabile a Greccio, ecco un’altra giornata da ricordare con l’inaspettata bellezza di Rieti. Attraversando boschi, prati e borghi, spiccano le visite a Contigliano, a Sant’Elia e al Santuario di Fonte Colombo, dove Francesco scrisse la Regola del suo Ordine.

Tappa 17: da Greccio a Rieti

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QUANTA BELLEZZA. È così: camminare ti mette a contatto con tanta bellezza, che al ritmo lento dei tuoi passi diventa ancora più vivida di colori, profumi, memorie. Sul finale di un cammino, poi, sorge un sentimento di gratitudine e di pienezza, per cui ogni istante diventa un cristallo di luce davanti ai tuoi occhi. E così con Alberto ci godiamo questa meravigliosa tappa domenicale, trotterellando con una leggerezza che ci ricorda di quando eravamo bambini. Sarà che è domenica ed è bello passare di paese in paese ad ascoltare i suoni differenti delle campane, a vedere i bar che si aprono chi prima chi dopo, ad assaggiare la premuta di arance qui e un caffè bollente di là, e nel frattempo siamo già a Contigliano, luogo delle villeggiature di tanti anni fa nella casa del mio cugino più amato, Tommaso. C’è un raduno di auto d’epoca, ci intrufoliamo curiosi tra le sagome marziane di carrozzerie lucenti, gli ufo sono scesi su un’antica piazzetta, davanti agli anziani che vanno alla messa. Il tempo è incerto, ma le nuvole terranno con sé la loro pioggia.

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La tappa è abbastanza lunga da farci tirare presto fuori le sportine che ci ha preparato Anna Maria, mentre facevamo colazione prima dell’alba e Gilberto era già partito per la caccia. Uno scatto e le mandiamo via foto il nostro grazie, perché il suo doggy bag sta sostenendo al meglio i nostri 25 chilometri.

 

LA META MI ASPETTA CON CALMA. Quando arriviamo a Fonte Colombo, ci rendiamo conto che il cammino sta davvero giungendo alla sua conclusione: manca solo il convento di San Giacomo, che raggiungerò domani prima del pranzo, per concludere il passaggio ai santuari francescani previsti da questo percorso; e ci arriverò da sola, Alberto stasera tornerà a Roma.

 

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Inesorabilmente, anche questo eremo è una perla, incastonata in un bosco di lecci secolari, sulla costa del Monte Rainiero. Il “Sinai” francescano scelto da Francesco per comporre, nella grotta del Sacro Speco, la Regola del suo Ordine, dove tutto appare pervaso da una natura sacra. Prendo in mano la guida del Cammino, anche lei un po’ ciancicata dai tanti chilometri fatti, dalla pioggia e dal sole, e mi scivola tra le mani il foglio che i frati della Verna mi consegnarono la mattina del primo giorno di cammino. Vi leggo queste parole: “Siamo felici che tu possa fare tappa su questo monte nel tuo pellegrinaggio attraverso i luoghi francescani, Per vivere più intensamente il tuo tempo, ti invitiamo a visitare con calma il santuario”. Ora come allora sono su un monte, a contatto con un santuario.

 

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E lì, accarezzando con il dito la parola “calma”, assaporo dolcemente il dono di essermi messa in cammino. Senza la fretta di dover arrivare a un orario prefissato, senza il rischio di perdere il treno o di fare aspettare qualcuno per la cena. Il cammino andrebbe fatto così, ogni giorno: senza aver comprato in anticipo il biglietto di ritorno. Questo vale per me, ma oggi non per Alberto, che prima del tramonto prenderà un pullman da Rieti per rincasare a Piazza Sempione. Prima però lo aspetta un ultimo memorabile incontro.

 

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NOMEN OMEN. Si chiama Rita quell’incontro che già so essere più che speciale, e che nel suo suono porta il presagio di un legame viscerale con la sua città: Rieti. Ma anche con il B&B, curato e sbocciato, che si schiude alla vista non appena svoltata via Pellicceria: La Terrazza Fiorita. Prima però a Rieti ci devi arrivare e solo a vederla da lontano, con i suoi canali che raccolgono le acque del Velino e la cingono di placida bellezza, intuisci che la città sarà una sorpresa. La possente cinta di mura medioevali, il ponte romano, i palazzi nobiliari, le piazze sormontate dalle imponenti facciate di così tante chiese sono tutti indizi che convergono verso una domanda: cosa manca al capoluogo della Sabina per meritare maggiore fama? Forse nessuno, in città, può rispondere meglio di Rita Giovannelli

 

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L’avevo già conosciuta quando ero passata di qui tagliando Rieti ancora una volta a piedi, compiendo il Cammino di San Benedetto. Quella volta, però, ci fu tempo soltanto per una centrifuga al bar, verso meggiorno. Stavolta invece trascorrerò la notte alla Terrazza Fiorita, per conoscere finalmente la sua Rieti più amata. Alberto fa in tempo a rifocillarsi con una ricca merenda offerta nella cucina dove tanto è a disposizione dei pellegrini di passaggio, saluta me e lei con la promessa di tornare da Rita, per scoprire anche lui la Rieti Sotterranea. Dopo avere abbracciato il mio compagno di cammino per tanti chilometri, fino alla penultima tappa, sarà questo il mio ultimo regalo della giornata. Promoter e guida turistica, ex giocatrice di basket e autrice della guida intitolata proprio Rieti Sotterranea, Rita da queste parti è amata e ammirata, per aver contribuito in maniera significativa allo sviluppo del turismo nel territorio reatino. Ha vinto premi e riconoscimenti, anche per le pubblicazioni destinate ai ragazzi, finalizzate a coltivare l’amore nei più piccoli per l’archeologia. Dietro alla sua voce energica e al suo passo atletico scendi così nel sottosuolo di Rieti, ricco di storia e di acqua, testimone di un passato fatto anche di inondazioni e canali navigabili che trasformarono la città in una “Venezia di acqua dolce”.

 

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Con una passione e una precisione fuori dal comune, Rita guida ogni giorno gruppi di persone a percorrere per chilometri la sua città sotto i pavimenti del centro storico. E mentre la ascolto decantare cose che avrà già detto ad altri a poche ore di distanza con la freschezza della prima volta, ripasso mentalmente i passaggi della sua giornata: Rita che prepara il B&B cucinando le colazioni, che accoglie le persone e le guida sotto terra, che trascorrerà con me tutta la sera e ancora non è stanca. Perché ogni volta scopre e guarda con i nostri occhi - mi rivelerà a fine gita - e la meraviglia di ritorno è la sua ricompensa. 

 

La Tappa in sintesi

Km: 25 km

Tempo: 7 ore

Difficoltà: impegnativa

Bellezza: 9,5/10

Cosa vedere: Contigliano, Sant’Elia, Santuario di Fonte Colombo, Rieti

Dove dormire: B&B La Terrazza Fiorita (Rita: 347-72.79.591)

DI VALENTINA LO SURDO

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