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I must dell'Andalusia - Malaga

L'Andalusia da scoprire attraverso i suoi must imperdibili - Malaga

Malaga è uno dei must dell'Andalusia, forse la più rappresentative dell'animo spagnolo che si respira in ogni angolo della città. Un itinerario attraverso una città divisa tra il fascino delle testimonianze storiche e la modernità

La sensazione che si prova, a Malaga, è quella di un tuffo nella quintessenza della Spagna. Un tempo era la città del folklore andaluso da cartolina, delle corride e del flamenco, dei palazzi mudéjares e delle “case dal patio antico” come nella canzone di Fred Bongusto che aleggiava nelle balere pre-sessantottine.

 

Oggi è una piccola metropoli che, al sole delle spiagge della Malagueta, di Pedregaleo e del Palo o all’ombra delle palme e dei banani del Paseo del Parque, vive l’era della modernità spagnola: giovane e pimpante, ricca e vivace, ma anche inquinata e ipertrofica.

 

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La vita e l’economia hanno progressivamente abbandonato il casco antiguo stretto attorno all’Alcazaba moresca e alla cattedrale della Manquita, tra le montagne sul castello di Gibralfaro e le rive del Mediterraneo, per spostarsi dalle stradine contorte che sfociano nella calle Marqués de Larios e nell’arena ariosa di Plaza de la Constitución, con i suoi edifici settecenteschi a mattoncini rosati, verso il cemento dei nuovi quartieri della “Costa del Sol”.

 

Emblema di questo recente sviluppo edilizio sono le stravaganti eco-case che l’architetto Moises Alvarez Yela ha disseminato nei dintorni della città. Ricordano quelle dei Flintstones, un po’ capanne dell’età della pietra e un po’ ville alla Dalì, dai volumi bassi e molli e dalle linee arrotondate, realizzate con una gabbia di ferro rivestita di juta recuperata da vecchi sacchi di caffè e di cacao e incamiciata in una gettata di cemento armato.

 

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Un tempo conosciuta come “ciudad bravia, la de mil tabernas y una sola librería”, Malaga ha finalmente deciso di rendere omaggio al suo figlio più illustre, Pablo Picasso.

 

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Accanto al Centro de Arte Contemporáneo di calle Alemania, che organizza mostre ed esposizioni in un riadattato mercato all’ingrosso degli anni ’30, il Museo Picasso è la maggiore attrazione malagueña: 9.000 metri quadrati che inglobano resti di mura fenicie, il patio, il giardino, i fregi mudéjares e i soffitti a cassettoni del rinascimentale palazzo Buenavista, le facciate di sei case ottocentesche più tre edifici di architettura contemporanea.

 

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All’interno - tra librerie, bar, centri di documentazione, biblioteche, shop e auditorium - sono custodite oltre 200 opere donate alla città dagli eredi (calle San Agustin 8, tel. +34 952 12 76 00, www.museopicassomalaga.org).

 

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Altri lavori di Picasso sono visibili nel vicino Museo Casa Natal dell’artista (Plaza de la Merced 15, tel. +34 952 06 02 15, http://fundacionpicasso.malaga.eu).

 

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Chi non ha voglia di salire sull’autobus numero 61 per raggiungere lo splendido giardino botanico ottocentesco della Finca la Concepcion, una sorta di foresta tropicale con piante e fiori esotici alle porte della città, si immerge nelle atmosfere moresche del mercato centrale coperto di Atarazanas. Avviluppato da ghirigori di ferro battuto, è uno dei posti architettonicamente più particolari di Malaga, l’indirizzo sicuro per una full immersion nelle delizie della gastronomia locale, dove far scorta di jamon serrano e vini dolci, chorizos artigianali e biscotti mantecados.

 

Se i golosi di churros – tipico pane fritto affogato nella cioccolata o nel caffè – trovano soddisfazione da Casa Aranda, all’inizio della calle Herrera del Rey, i frequentatori delle confiteries alla moda si danno invece appuntamento da Lepanto, storica cafeteria di calle Marqués de Larios, mentre l’imbarazzo della scelta dei gourmets oscilla tra le ricercatezze dello chef stellato José Carlos Garcia e le golosissime tapas di Gorki. Per lo shopping, accanto alle botteghe di tradizione, alle ventaglierie, agli ultimi empori alimentari ultramarinos come Zoilo in calle Granada, negozio di gastronomia andalusa, si punta verso le tiendas chic come la zapateria Antonio Parriego e i negozi di stilisti e designers iberici come Purificación García o Sonia Peña, che inventa collezioni ispirate alle dive hollywoodiane anni ’50.

 

E la sera tutti a caccia degli ultimi fuochi del flamenco malagueño, che conobbe il suo massimo splendore tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Oggi il flamenco locale viene ballato nelle sedi di associazioni private (le peñas), ma spettacoli con ballerini, musicisti e cantaores abbastanza autentici si tengono ancora in qualche bodega di tradizione come El Pimpi, dove gustare una cena tipica condita di musica flamenca con vista sull’anfiteatro romano.

 

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