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I must dell'Andalusia - Granada

L'Andalusia da scoprire attraverso i suoi must imperdibili - Granada

Scopire l'Andalusia significa visitare le sue città gioiello. Granada è una meta turistica gettonata, per il suo fascino e i suoi must imperdibili da scoprire qui

 

Lo confermano tutte le rilevazioni del settore turistico: gli Italiani nell’ultimo anno hanno scelto in numero sempre maggiore la Spagna per le loro vacanze. E in particolare la sua regione più fascinosa, l’Andalusia, irresistibile grazie alle atmosfere arabeggianti, i paesaggi da cartolina e le tradizioni celebri come il flamenco, è nella top-ten delle mete preferite da nostri connazionali. L’ideale è visitarla in primavera, quando regala giornate luminose e calde (ma non troppo) e la possibilità di assistere a festeggiamenti suggestivi, come la Semana Santa pasquale.

 

Abbiamo fatto un itinerario tra le quattro città imperdibili, Granada, Cordoba, Malaga e Siviglia, tra monumenti e folclore, storia e modernità, divertimento e gastronomia. Il percorso è facilmente percorribile in macchina, ma negli ultimi anni i visitatori stanno preferendo il treno, che permette di spostarsi velocemente e comodamente tra le varie tappe.

Granada

Incastonata sotto le vette imbiancate della Sierra Nevada, Granada è la città più araba dell’Andalusia, giardini segreti e palazzi merlettati, patios in cui scintilla l’acqua delle fontane, barrios scoscesi in cui gomitoli di case formano una casbah aggrappata a terrazze dai panorami mozzafiato.

 

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Principale attrazione e vera meraviglia dell’architettura che testimonia l’epoca dell’occupazione musulmana, l’Alhambra è la sfarzosa cittadella dei palazzi dei califfi, dalle pareti ricoperte di splendide ceramiche e stucchi cesellati come merletti (ticket on line www.alhambradegranada.org e www.ticketmaster.es; apertura 15 marzo-14 ottobre, ore 8.30-20).

 

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Gli accessi sono limitati, e bisogna mettersi in fila per entrare nell’eden del Patio de los Leones con le sue 124 colonne o nella Sala de los Abencerrajes, la stanza privata del sultano. Sul cammino verso il Palazzo di Generalife, la residenza estiva con giardino pensile, tra i negozietti di souvenir risalta la bottega di uno degli ultimi artigiani della taracea.

 

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Si tratta di un'antichissima tecnica d’intarsi a mosaico in legno, madreperla e avorio: qui Miguel Laguna realizza cofanetti, scacchiere e piani di tavolini.

 

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L’atmosfera da mille e una notte continua nel Parador San Francisco, hotel ricavato da un monastero francescano edificato sui resti di una moschea dell’Alhambra.

 

 

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Oltrepassate le mura che al primo raggio di sole si tingono d’arancio, la città palpita lungo la strada che costeggia il rio Darro: in una rientranza si celano i Bagni Arabi (Carrera del Darro 31), l’edificio più antico di Granada, mentre da dietro le grate le suore di clausura del Convento de Zafra (Carrera del Darro 39) dispensano ai visitatori dolci di mandorla e cannella.

 

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Un palazzo rinascimentale è diventato il raffinato show-room del Patio de los Perfumes, dove fragranze naturali si combinano con ricercate miscele di thé; un antico hammam ospita invece gli scenografici bagni Al Andalus (Santa Ana, tel +34 958 22 99 78), sette diverse piscine e un servizio di massaggi tradizionali.

 

 

Grazie alla sua università, Granada è la città spagnola con il maggior numero di studenti stranieri. La sua vocazione internazionale è iniziata negli anni ’70, quando la città diventò una delle mete cult degli hippies; alcuni vi si sono poi stabiliti definitivamente, dando vita a una comunità eterogenea e creativa.

 

 

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Tra di loro Munira Mendonça è una delle ultime repujadoras, gli artigiani del cuoio inciso; nel suo laboratorio sulla Plaza Nueva, il cuore di Granada, disegna borse e borsellini con audaci accostamenti di colori.

 

Dietro la facciata barocca della Real Cancelleria, la Calle da Elvira segna il cambio di passo: si penetra nel cunicolo della Caldereria Nueva, il regno delle teterias, la sale da tè marocchine, dove si fuma il narghilè con sottofondo di musica araba, tra gli aromi delle spezie, i colori del souk e i bazar che luccicano ai riflessi dei vetri dipinti di lampade e vasi. In fondo agli spazi ritagliati da un antico patio, la cucina di As-Syrat sforna couscous e tajines preparati come in una casa della medina; cucina marocchina e tè aromatici anche tra i lumini di Meknes Rahma (Caldereria Nueva 10, tel. +34 958 22 74 30), teteria dal variopinto décor mudéjar.

 

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Lungo la strada che s’inerpica al belvedere di San Nicolas, tra i vicoli a gomito e i balconi di ferro battuto dell’Albaycin, il quartiere più antico di Granada, la casa museo del pittore Max Moreau (Camino Nuevo de San Nicolas 12) è un modello di architettura locale che ammalia con le piccole stanze su piani sfalsati, scalette e giardini pensili stracolmi di verde.

 

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Se il belvedere è troppo affollato di turisti e cantaores, il profilo dell’Alhambra al tramonto del sole si può contemplare da uno dei tavoli del Balcon de San Nicolas, romantica terrazza-ristorante incastrata tra i tetti del barrio.

 

A Granada il tapeo è un’istituzione. Per ritrovarsi gomito a gomito dei granadini doc occorre spostarsi lungo le vie dello shopping, tra la Cattedrale e la Capilla Real, ed entrare da Via Colon, sulla strada omonima, che a dispetto dell’ambiente belle époque offre una cucina casera con gazpachos, tortillas e suino nero, oppure da El Chikito, nella piazzetta dietro i grandi magazzini del Corte Inglés; sempre pieno, offre al banco tapas di migas (letteralmente mollica di pane, che è la base di questa ricetta tipica) e salsiccia e al tavolo piatti di tradizione come la coda di toro e il baccalà pil pil.

 

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La notte si va obbligatoriamente al Sacro Monte, nei locali sulla collina dei gitani, tra le case con le lucine colorate aggomitolate lungo i tornanti. Appena calato il tramonto, di fronte allo spettacolo dell’Alhambra illuminata, è difficile non subire il fascino del canto hondo proveniente dalle cuevas che fanno ormai flamenco nights per turisti con servizio navetta dagli alberghi.

 

L’emozione monta comunque con le esibizioni piene di vigore gitano della Venta del Gallo (Camino del Sacromonte 5, tel. +34 958 22 84 76), dove ogni tanto si avvista anche qualche “indigeno”, e della Zambra di Maria La Canastera (Camino Sacromonte 89, tel+34 958 12 11 83), nella casa dove visse questa mitica ballerina gitana.

 

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