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I must dell'Andalusia - Cordoba

L'Andalusia da scoprire attraverso i suoi must imperdibili - Cordoba

Tra i must dell'Andalusia, la città di Cordoba, una città rurale che si porta dietro il carico di arte e storia. Una panoramica su una delle città gioiello dell'andalusia.

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La più rurale delle città dell’Andalusia sembra ritagliata da un fotogramma di Lawrence d’Arabia: un’oasi nel deserto con le palme e l’acqua, recintata come un’antica medina, le case ammassate intorno alla maestosa Mezquita.

 

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I turisti prediligono l’ingresso dal lato del fiume Guadalquivir, attraverso la Torre De La Calahorra e il ponte romano di Augusto, ma l’accesso dalle mura merlate dalla Porta di Almodovar regala la sensazione d’intrufolarsi in una casbah dalle vie contorte, guardate a vista da una parata di negozi di souvenir e di taverne.

 

A nord la città si sviluppa tra le architetture moderniste e i palazzi liberty di Plaza de las Tendillas e di Calle Josè Cruz Conde, odierne scenografie in cui si consuma lo shopping di massa; ma è tra i vicoli de la Juderia, l’antico quartiere ebraico, che ancora alberga il duende di Cordoba.

 

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Qui si nascondono gli ultimi veri artigiani della filigrana come Manolo Cerezo, le cui creazioni sono richieste anche dalle gioiellerie di Ponte Vecchio, o gli orafi come Ana Martina, che si ispira alla tradizione andalusa.

 

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Preziosissimi anche i ventagli di Disimusa, pezzi unici dipinti a mano, e sfiziosi i camperos di tutti i colori di Piel Española.

 

Accanto ai bar à tapas dove si onora il flamenquin, lo street food cordobés, e ai ristoranti eleganti come El N°10, si scovano ancora locali di autentica tradizione come El Churrasco o la Bodega Rafael Guzman, un’osteria dove il vino del terroir, il Montilla-Moriles, si serve spillato dalla botte accompagnato da tapitas di albondigas caseras (polpettine della casa), formaggio e olive.

 

Nel tracciato labirintico dei muri imbiancati a calce, accanto alla Sinagoga oggi diventata un monumento storico, c’è posto sia per nuovi concept come il Mercado de la Marquesa, food-hall con dj set che spazia dalla cucina marocchina al sushi, sia per l’ospitalità di lusso: un portone di legno apre l’ingresso a Las Casas de la Juderia, dimora signorile articolata in una serie di patios che ospitano la lounge, la piscina e il bar all’aperto, mentre bisogna arrampicarsi sul tetto per conquistare la suite più ambita, con terrazza e vista sulla splendida Mezquita, un tempo la più grande moschea dopo la b: un vicolo dopo l’altro, si arriva ai piedi del suo imponente pinnacolo, in cui la foresta di archi e colonne mette ancora più in risalto gli ori e gli stucchi della sua successiva trasformazione in Cattedrale cristiana, a cui si accede dopo un percorso nell’antistante giardino di aranci (info www.turismodecordoba.org; orario 10-19).

 

All’interno, la luce bassa rende ancora più suggestiva la selva di ben 856 colonne, sormontate da archi in pietra bianca e rossa, e la Cattedrale che fonde gli stili gotico, rinascimentale e barocco, in un tripudio di stucchi e decorazioni. 

 

Non si può dire di aver visitato la città senza una puntata al bagno Al-Andaluz, dove lo stile e i colori della Mezquita si replicano tra i fumi del vapore e gli scrosci dell’acqua calda dell’antico hammam, altra eredità architettonica della dominazione dei mori a Cordoba, a lungo centro del potere musulmano in Spagna.

 

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Da qui all’Alcazar il passo è breve: ma come rinunciare a una passeggiata in carrozza fin sotto le mura della reggia dove Isabella e Fernando di Castiglia accolsero Cristoforo Colombo? Dalla sua torre più alta, la città si allarga a 360° gradi; se l’ora è quella giusta, si possono sbirciare le esercitazioni equestri della Scuderia Reale (info www.caballerizasreales.com, Calle Caballerizas Reales 1), dove si allevano e si esibiscono i cavalli di razza andalusa.

 

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Ma Cordoba è anche la città dei patios, la cui origine risale a un’altra dominazione, quella romana. Case e palazzi combattevano la calura inondando balconi, terrazze e cortili di piante ornamentali, fiori, rami profumati. Nei giorni di maggio (quest’anno dal 2 al 14), le case della città celebrano una sorta di festa della primavera, aprendo ingressi e spalancando portoni, lasciando che dall’interno sprigioni il profumo dei fiori d’arancio e di gelsomino e offrendo alla vista gli arredi di ceramiche dipinte e di decorazioni d’epoca.

 

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Nel popolare barrio de Santa Marina, una sobria facciata in pietra non lascia intuire lo sfarzo del Palazzo dei Marchesi di Viana, dimora rinascimentale distribuita su dodici patios, da visitare con l’aiuto di una cartina; si va dal più curioso, il patio de los gatos, dove i gatti venivano a cercar da mangiare, fino al più caratteristico, il patio de la rejas, ovvero delle inferriate di ferro battuto, modellate in stile manierista per assistere dall’interno alla processione della Virgen de las Angustias, la confraternita più antica della città.

 

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