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Granada e le meraviglie dell’Alhambra

L'Alhambra è una meraviglia per gli occhi, e visitarla è fare un tuffo nella storia di Granada

Il turismo sta riscoprendo questa meravigliosa cittadina ed il suo passato islamico percepibile nei negozi, ristoranti, sale da te e nella moschea, cui fa capo una sempre più numerosa comunità nordafricana. L'Alhambra è un tesoro di architettura, arte, storia e cultura, da non perdere a Granada.

 

 

Granada è una città in continua espansione che sta vivendo il suo nuovo Rinascimento, dove nascono nuovi ed eleganti tapas bar, piccoli locali di flamenco e moderni ritrovi notturni che si rivolgono ad una vivace scena studentesca e gay.  L'Alhambra è sicuramente il monumento più conosciuto e visitato di Granada

 

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Disposto lungo la sommità di un altura è un luogo davvero magico, con le semplici linee delle mura e delle torri rosse (Alhambra deriva dall'arabo Al-hamra, termine che sta a significare un castello rosso) della sua fortezza costellata di cipressi ed olmi sullo sfondo dello splendido scenario della sierra Nevada



Cercate di arrivare al mattino presto o nel tardo pomeriggio per evitare la folla di turisti. È formata da due imponenti complessi, il Palacio Nazaries e l'Alcazaba (la cittadella), con la sua torre de la Vela, dalla cima della quale si gode uno splendido panorama; qui nel gennaio del 1492 furono innalzate la croce e gli stendardi della Reconquista

 

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All'interno delle sue mura si trovano anche il Palazzo di Carlo V, la chiesa di Santa Maria, due alberghi, diversi negozi di libri e spettacolari giardini, tra cui il rinomato Generalife, che da solo vale una visita. 

 

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Il Palacio Nazaries è la perla di questo complesso; la più bella costruzione araba d'Europa, con sale e patii  dalle proporzioni perfette, intricate decorazioni di stucco con iscrizioni arabeggianti, splendidi loggiati dai rivestimenti di piastrelle smaltate uniche al mondo, pregevoli soffitti di legno intagliato e volte lavorate con decori a stalattiti, caratterizzate da motivi geometrici dall'affascinante significato simbolico. 

 

 

Il Mexuar era l'antico ingresso, utilizzato poi come sala del consiglio e come anticamera per coloro che attendevano di essere ricevuti dall'emiro; la gente comune non potevo oltrepassare questo punto. 

 

 

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Il Palacio de Comares, il cuore dell'Alhambra, era la residenza privata del regnante; l'edificio è costruito intorno all'incantevole patio de los arrayanes, gli opulenti agrumeti incastonati fra le sue mura. 

 

 

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Proseguendo, il percorso ci conduce al Palacio de los Leones con l'omonimo Patio, tra i più conosciuti al mondo, abbellito da una famosa fontana in marmo in cui l'acqua sgorga dalle bocche di dodici leoni. 

 

 

Dalla Sala de los Reyes, i cui soffitti rivestito di cuoio di Cordoba furono decorati da pittori cristiani, si accede attraverso un angusto passaggio alla Sala de los Ajimeces, dalle cui basse finestre la favorita del sultano poteva posare lo sguardo sulla campagna circostante rimanendo comodamente sdraiata su ottomane e cuscini.  

 

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Da non perdere le stanze dell'Imperatore, costruite per Carlo I intorno a 1520, i giardini del Partal ed il Generalife, il cui termine significa "giardino dell'architetto": uno splendido spazio verde, luogo perfetto per concludere la visita al complesso. 

 

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Chilometrici cortili canalizzati con acque e lunghe vasche incorniciate da aiuole fiorite e fontane ottocentesche le cui forme sinuose richiamano quelle dei portici che ne delimitano le due estremità, fino ai giardini della sultana dove potrete salutare un vecchio cipresso di oltre settecento anni. Tra queste peschiere orientaleggianti si mormora siano state ambientate "le mille e una notte".

 

 

Rubate mezz'ora del vostro tempo per visitare la Cappella Reale, commissionata dai re cattolici Isabella e Ferdinando come loro mausoleo, fu costruita nell'elaborato stile gotico Isabellino ma completata nel 1521, molti anni dopo la morte dei sovrani. La sua sagrestia ospita, oltre che la collezione d'arte privata di Isabella, molti quadri fiamminghi e soprattutto il "Cristo nell'orto degli ulivi" del .