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Focus Interviste - Claudio Scamardella

Bellezze della Puglia

La Puglia nelle parole di Claudio Scamardella, che la definisce la “mia” terra. Le meraviglie del territorio descritte dal Direttore Quotidiano di Puglia.

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Questa terra non è la mia terra, ma lo è diventata. E lo è diventata, certo, per la bellezza dei suoi luoghi, per i disegni arditi delle insenature delle sue coste, per la sua solarità che riscalda anche in inverno, per i muretti a secco che sanno di antico, per le distese di verde nelle lunghe e larghe campagne senza colline, per le bianche masserie e per quei piccoli centri storici che appaiono come scrigni dove il tempo si è fermato.

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Lo è diventata anche per il mito dei Messapi, per la storia millenaria, per i ricchi presidi di arte, per l'eleganza del Barocco, per il gusto del cibo e per la qualità del vino. Ma c'è voluto qualcosa di più e di altro per chi è cresciuto con le bellezze e le ricchezze di Napoli e del suo Golfo, delle due costiere, con il mito di Ulisse e di Enea, dall'Averno a Cuma, da Miseno ai Campi Flegrei, oltre che a Pompei. Il Salento è diventata la mia terra per le emozioni e le sensazioni che sa suscitare grazie alla sua forza a tratti misteriosa, ipnotica, magica e grazie ad una identità così profonda che non è replicabile altrove.

 

Due luoghi su tutti mi fanno battere forte il cuore. Il primo è l'oasi naturalistica delle Cesine, a poco meno di venti chilometri dal centro di Lecce. La raggiungo quasi ogni mattina in bicicletta, di buonora, percorrendo la Via del Mare, arrivando nella marina di San Cataldo e, da lì, attraversando la pineta e poi entrando nella riserva. Pochi metri e i rumori della modernità scompaiono.

 

Avanzano i profumi. I colori. Le note e i concerti degli uccelli. Cangianti con l'alternarsi delle stagioni. E se alla fine del “viale degli eucalipto” giri lo sguardo verso est, scorgi il mare, che quando è in tempesta fa sentire forte la sua voce incuneandosi tra gli alberi.

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Emozioni e sensazioni uniche, come uniche sono quelle che a una manciata di chilometri dalle Cesine regala l'antico borgo di Acaya, poche anime, un bellissimo Castello e il tempo sospeso nella storia: il luogo della pace con sé e con gli altri. Ma c'è un altro “posto del cuore”, crogiolo di sensazioni forti, in questo tacco d'Italia disteso tra l'Adriatico e lo Ionio, in questa penisola di confine, dove finisce la “propria” terra e comincia il mare, e dove alzando lo sguardo verso l'orizzonte si immaginano altre distese, altri popoli, altre vite e altre culture, ma anche tante storie di partenze e di arrivi.

 

È il capo di Leuca, con il gigantesco faro che guarda e vigila dalla sua altezza l'incontro di tutti i mari del quadrante orientale del Mediterraneo. In silenzio e con lo sguardo lungo: la fantasia e l'immaginazione partono per un viaggio verso terre assai lontane, mentre stai seduto lì, dove finisce la “tua” terra.