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Cosa fare a Firenze, i consigli dei fiorentini doc - Cristina Acidini

Firenze raccontata dai fiorentini

Quello che una volta era il “contado” di Firenze, è il firmamento in cui brillano gli astri di una “costellazione” artistica speciale: quella delle ville, medicee e non solo, disseminate fuori dal centro della città. Un percorso che inizia a Villa Reale di Castello, tra Firenze e Sesto Fiorentino, e che continua con Villa Petraia, Villa Corsini, Villa La Quiete… alla scoperta delle loro storie e di gioielli segreti.


"Fuori dal centro" di Cristina Acidini


Via dal centro, andrei: via dalla fitta concentrazione dei musei, chiese e palazzi entro il perimetro invisibile delle antiche mura di Arnolfo, a cercare, nel territorio ch’era una volta il civilissimo “contado” di Firenze, gli astri di una costellazione artistica speciale, le ville, medicee e non soltanto. Dati per visti i giganti della rete museale cittadina - dalla Galleria dell'Accademia a quella degli Uffizi con Pitti e Boboli al seguito, dai musei del Bargello a quelli delle grandi opere, del Duomo e di Santa Croce, e altro ancora - consiglierei per chi torna a Firenze una sortita verso ovest, in direzione di quella Piana ch’è principalmente appetibile per le infrastrutture e i centri d'acquisto, e che tuttavia serba alle falde dei colli, nei protetti labirinti d'una viabilità antica tale da sfidare i navigatori delle auto, eccellenze assolute di architettura, d'arte e di giardini.

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Comincerei dalla Villa Reale di Castello, sull'orlo del confine tra Firenze e Sesto Fiorentino. Dal Viottolone alberato (collegamento con la stazione ferroviaria, creato per il re) al piazzale semicircolare al giardino. Si entra di lato, costeggiando la villa oggi sede dell'Accademia della Crusca con l'Opera del Vocabolario: presidio non visitabile della purezza della lingua italiana, nonché osservatorio del suo incessante sviluppo.

 

Nel giardino, aperto al pubblico, è memorabile il colpo d'occhio del dolce pendio, suddiviso in regolarissime aiole in salita verso il muro di contenimento del bosco, detto all'antica “il selvatico”, che prosegue sulla collina. Questa meraviglia - il capostipite del giardino all'italiana rinascimentale - si deve all'affezionata attenzione del duca Cosimo de' Medici, che in quella villa, detta allora dell'Olmo, aveva trascorso varie stagioni della sua vita di rampollo d'un ramo cadetto della famiglia, presto orfano del padre, il turbolento Giovanni dalle Bande Nere.

 

Aveva solo diciotto anni quando fu chiamato al trono ducale della città, dopo la morte violenta del cugino duca Alessandro nel 1537. Stabilito il suo potere (anche grazie al ricco matrimonio con Eleonora di Toledo, che rinsaldava l'alleanza con la Spagna), si dedicò all'ampliamento della villa della sua infanzia e alla creazione del giardino, affidando il progetto innovativo a Niccolò Tribolo ch'era ingegnere idraulico, architetto e scultore.

 

Così nacque negli anni Quaranta del Cinquecento quel giardino formale di matrice geometrica, con aiuole, piantagioni e apparati artistici in armonia fra loro che, originato qui, avrebbe fatto da modello per le residenze di tutta Europa; anche se - passato oltralpe con Maria de' Medici, regina di Francia nel 1600 - finì per esser noto come “giardino alla francese”.

 

Si fatica a immaginare la portata dei lavori di scavo e d'idraulica che precedettero la sistemazione del giardino: un'intera rete di condotti, con canali e camere sotterranee, assicurava che la forza dell'acqua alimentasse le vasche e le fontane. L'acqua era protagonista anche in senso simbolico del giardino, che rappresentava il dominio della casa Medici, partendo dal vivaio con l'Appennino di Bartolomeo Ammannati in alto, scendendo ad alimentare fontane allegoriche e creando addirittura nella vasca centrale con Ercole e Anteo, gruppo di bronzo pure dell'Ammannati, un getto alto più di cinque metri, che si vedeva dalla campagna intorno.

 

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È un gioiello segreto la grotta degli Animali, scavata nel muro e rivestita di sassi e conchiglie: qui gli animali di terra, d'aria e d'acqua (opere di grandi scultori, in marmo e in bronzo) accorrevano per rendere omaggio al duca, rappresentato come il mitologico Orfeo, capace di placare con la musica della sua cetra le bestie più feroci.

 

È invece un tesoro visibile per la maggior parte dell'anno la collezione di agrumi, tra le più ricche e varie del mondo, dove grazie a ricerche avanzate di genetica botanica si conservano, e talvolta si resuscitano, specie antiche e rare. Nella bella stagione centinaia di piante, nelle conche in terracotta dell'Impruneta, offrono lo spettacolo multisensoriale delle fioriture di zàgara e dei frutti: piccoli, grandi, grandissimi, regolari o bizzarramente deformi.

 

A pochi passi da qui si raggiunge l'ingresso alla Villa Petraia, antico castellare con torre, entrato in possesso dei Medici fin dal tempo del duca Cosimo.

 

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Dal giardino all'italiana con “cerchiate” e siepi vegetali, peschiera e aiuole - completato dal parco all'inglese retrostante - si passa nella villa, che porta i segni delle dinastie che ne furono proprietarie ovvero i Medici, i Lorena e infine i Savoia.

 

Se è d'obbligo visitare le stanze arredate nel periodo sabaudo, con tappezzerie e mobili anche d'eccellenza provenienti dalle regge di Torino, Modena, Lucca e altro ancora che ne fanno una reggia rusticana amabilmente casuale, ancor più memorabili sono i capolavori del Cinque-Seicento esposti in villa.

 

I marmi e i bronzi provenienti dalle fontane di Castello: le vasche del Tribolo e Pierino da Vinci, i possenti Ercole e Anteo di Ammannati, la squisita Venere-Fiorenza di Giambologna. Le quattordici lunette di Giusto di Utens, dipinte nel 1599-1603 per la Villa la Ferdinanda di Artimino e qui riunite pochi anni or sono, con le vedute di altrettante ville medicee distribuite lungo un percorso che attraversa la Toscana granducale, dal Mugello alla costa, riconosciuto come sito seriale patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 2013.

 

Gli affascinanti “ritratti” delle tenute hanno al centro la villa vera e propria e intorno i fabbricati minori, i giardini, i boschi, i poderi, tutto meticolosamente delineato con minuzia fiamminga.

 

E poi il ciclo pittorico nel cortile, di mano di Baldassarre Franceschini detto il Volterrano (1636-46), con i Fasti di casa Medici richiesti da un figlio cadetto, don Lorenzo, che si dava alla bella vita in villa. Il trionfo di Cosimo I, la reggenza del principe Francesco, Ferdinando monumento di se stesso, Cosimo II vincitore dei turchi, fra due pontefici, due capitani, il primo duca e due regine di Francia... Grandi pagine di affresco, una vera epopea gloriosa della famiglia, narrata con quella vivace naturalezza che fu la via fiorentina al Barocco. La più bella pittura del Seicento a Firenze, fuori da Palazzo Pitti.

 

Lasciata la Petraia, scenderei di qualche metro nella stretta strada fra muri in pietra e poderi per visitare Villa Corsini, grande dimora barocca passata anch'essa per la proprietà dei Medici e poi donata a Robert Dudley, conte di Warwick, che vi morì nel 1649 dopo aver contribuito allo sviluppo dei porti di Livorno e dell'Elba. All'interno, antichità grandi e piccole - compresi raffinatissimi busti e squisiti oggettini in pietre dure - evocano la magnifica collezione archeologica dei Medici, la seconda al mondo dopo quella dei papi a Roma.

 

E se non mi bastasse questa terna strepitosa di ville, continuando a ovest raggiungerei, a Sesto Fiorentino, Villa La Quiete, già dell'ordine religioso delle Signore Montalve e ora dell'Università e della Regione Toscana, arredata con la grazia austera di un nobile conservatorio femminile, prediletto dalle granduchesse in ritiro spirituale.

 

Qui soggiornò a lungo l'ultima dei Medici, Anna Maria Luisa Elettrice Palatina, così angustiata dall'inevitabile fine della dinastia da inventarsi un documento straordinario, una convenzione sottoscritta da lei e dal successore granduca di Lorena, grazie alla quale l'immenso patrimonio culturale e artistico dei Medici rimase nei propri luoghi della città e dello Stato, a garanzia di perpetua bellezza. Nella villa, un allestimento del 2016 presenta capolavori d'arte sacra, tra i quali spicca la grande Incoronazione della Vergine di Sandro Botticelli, affollata di santi in pia contemplazione.

 

Fra loro, credo, anche i patroni del ramo cadetto della famiglia Medici: Pierfrancesco, Giovanni, Caterina (Sforza), Ludovico, meglio noto come Giovanni dalle Bande Nere, padre del duca Cosimo. Ed eccomi tornata al punto di partenza. Tout se tient, in questa campagna medicea dove natura e storia si sono unite nei secoli a comporre una partitura di bellezza armoniosa, che ancora si riconosce e si gode, confinata tra muri in pietra e strade strette, ai verdi margini delle direttrici viarie e dei centri commerciali dell'area metropolitana.