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Cosa fare a Firenze, i consigli dei fiorentini doc - Lorenzo Ciompi

Firenze raccontata dai fiorentini

Nonostante la mutevolezza del tessuto urbano, ci sono capisaldi gastronomici eletti a santuari del gusto di generazione in generazione. Che abbiate voglia di un panino con trippa e lampredotto, della migliore bruschetta di Firenze, di un frappè per accordare le papille gustative alla dolcezza della sera, di un tuffo nei piatti delle cucina toscana, di perdervi tra gli effluvi, i sapori, le macchie di unto della gastronomia fiorentina… questo è il vademecum che fa per voi, e si va alla ricerca dei sapori perduti.

"Alla ricerca dei sapori perduti", di Lorenzo Ciompi

Sono molti anni che ho lasciato Firenze ma vi conservo una sorta di cordone ombelicale, un ricordo seppur talvolta non lieve della mia infanzia e pubertà e sono lieto tornandovi che alcuni luoghi gastronomici siano rimasti immacolati, come se i decenni li avessero solo accarezzati.


Come i chioschi coi panini di trippa e lampredotto sparsi qua e la per la città, il famoso fornaio Pugi, dove andavamo a prendere le focaccine e la polenta fritta per la merenda scolastica, una recherche che trova il suo culmine al “chiosco dei frappè” sui viali, un posticino tanto semplice quanto commovente (non perdetevi il frappè all'amarena o allo zabaglione, praticamente un pasto completo).

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In piazza Beccaria la miglior bruschetta della città, da Perseus la miglior fiorentina, mentre il cappuccino del bar Torino in piazza Isidoro del Lungo è un’esperienza ancestrale. Al Cinghiale bianco, trattoria low cost vicino al Porcellino, anche se ultimamente un po’ troppo turistica, piatti toscani d’eccellenza.

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Altro posticino da fiorentino e non da turista è il ristorante L’acqua al due, al numero 2 di via dell'Acqua.

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In Piazza de’ Ciompi, Il forno dei Ciompi: schiacciata alla fiorentina come se piovesse...

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Ma non potrete assolutamente perdervi nei pressi della stazione di Santa Maria Novella la trattoria Da Sostanza il Troia: vecchie mattonelle bisunte alle pareti, osti rubizzi come nelle migliori tele di Brueghel, tavolacci ignoranti che però hanno ospitato da Soros al Principe Carlo, servizio meravigliosamente tirato dietro come un boomerang sulla e alla faccia dello stucchevole galateo, e a dispetto di ogni norma igienica, per accedere alla toilette (!!!) si transuma dalla cucina; tutto trasuda di unto e vapori di pappa al pomodoro e ribollita, di peposo e fagioli all'uccelletto, di Chianti sfuso.... ma soprattutto (vale da solo il viaggio) assolutamente non perdetevi il loro celeberrimo pollo fritto nel burro! 
Poche panche, obbligatoria la prenotazione per non rischiare di trovarvi per strada in mezzo alle “donnine” che gravitano in quella zona intorno a Via del Porcellana....

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