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Barcellona, una città in continuo mutamento

Tutte le novità di Barcellona

Barcellona è decisa a stare al passo con i tempi e a guardare verso il futuro: tra grattacieli futuristici, svolte ecologiche e uno spirito europeo la città è in continua evoluzione.

di Martina De Angelis

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Tutte le metropoli sono in costante crescita, ma Barcellona sembra essere particolarmente tendente verso un rinnovo senza sosta, che comprende uno sviluppo molto rapido dell’architettura futuristica, la scelta di incentivare la cura ecologica della e la volontà di adeguarsi sempre di più allo spirito europeo.

 

Una svolta necessaria se si pensa che, solo nel 2015, Barcellona ha registrato oltre otto milioni di visitatori alloggiati negli hotel, una crescita del 5,4 per cento rispetto all’anno precedente, ai quali si devono sommare gli almeno altri quattro milioni che scelgono alloggi alternativi: una cifra impressionante, che ha portato il nuovo sindaco Ada Colau ad abbracciare la linea di condotta alcadessa, ovvero mirata alla sostenibilità, a regolare l’afflusso turistico e a sanzionare l’abusivismo.

 

Una decisione che ha fatto storcere il naso agli abitanti scontenti soprattutto per la proposta di una moratoria sull’apertura di nuove strutture di accoglienza (hotel, ristoranti e quant’altro).

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Al di là delle polemiche, la macchina delle novità si muove in fretta, e già si parla di attivare una forte europeizzazione degli orari, imposta per facilitare le relazioni economiche e ottimizzare i ritmi di lavoro favorendo gli ospiti stranieri: fulcro di questo processo lento e complesso è la ridefinizione del mezzogiorno, che adesso si identifica con le due di pomeriggio.

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Dal 2018, per legge, si allineerà all’ora reale, ma già da adesso sono sempre di più i ristoranti aperti dal mezzogiorno canonico, cosa impensabile fino a pochi anni fa, così come sempre più manifestazioni notturne, spettacoli e concerti si adeguano al resto d’Europa.

 

Altro punto su cui la nuova amministrazione non transige è l’allineamento alla coscienza ecologica, che non rinuncia a grandi eventi come il recente Mobile World Congress (la più grande fiera di telefonia del mondo), ma che pensa e agisce secondo un modello più sostenibile. Modello applicato anche al turismo per minimizzare l’impatto dell’enorme flusso: da qui l’incremento delle linee metro, sempre più capillari e che collegano anche le zone più esterne, e la nascita di servizi come il Bicing, il nostro bikesharing, che consente di affittare le biciclette e lasciarle poi nei parcheggi dei punti di destinazione; inoltre i taxi sono davvero economici e la città si gira molto bene anche a piedi, che poi è il modo migliore di percepire lo spirito locale.

 

Importante anche l’investimento che la Barcellona sta facendo sul cinema, sfruttando il suo essere un’inesauribile fonte di ispirazione per i registi: negli ultimi anni è arrivata ad accogliere oltre duemila riprese all’anno tra film, videoarte, documentari e soprattutto spot pubblicitari; grazie alle facilitazioni che offre il comune sono arrivate anche le grandi agenzie di comunicazione, che la scelgono per i filmati pubblicitari di multinazionali o aziende automobilistiche.

 

Nonostante i cittadini abbiano un amore-odio per le abitudini e le mode importate, ultimamente stanno spopolando i centri di coworking, per offrire nuove possibilità professionali alla generazione di designer, stilisti, architetti e creativi che non possono ancora permettersi uno studio proprio, ma che qui hanno l’occasione di sviluppare la loro arte: sono a disposizione stampanti tridimensionali, wi-fi, librerie e molte apparecchiature costose a prezzi veramente accessibili. Il primo è il Makers of Barcellona MOB, aperto dalla cinese-newyorkese Cecilia Than, una delle più attive nel campo e promotrice anche di molte fiere di creatori.

 

È a questi giovani artisti che appartiene la città e loro ne plasmano la nuova forma, senza rinnegare progetti faraonici ma mantenendosi estranei all’edonismo e all’opulenza: esempio lampante è lo studio Battle i Roig, che ha il merito di aver compiuto l’impresa, ritenuta impossibile, di recuperare il fiume Rio Llobregat e di trasformare in parco la gigantesca discarica del Garraf, un tempo zone inagibili e oggi rigogliose e accoglienti.

 

Dal punto di vista architettonico Barcellona segue due correnti: la prima è quella della riqualificazione, ovvero l’intento di dare nuova vita a patrimoni artistici già esistenti attraverso restyling di edifici storici, e ne sono esempio la Boqueria e il Mercato di Santa Caterina.

 

Il rifacimento del primo porta la firma di CarméPinòs, che ha sotterrato il parcheggio e aperto una piazza diventata luogo d’incontro sia per i numerosi turisti sia per gli abitanti del Raval, il quartiere più multiculturale; il secondo invece è opera di Benedetta Tagliabue, che sta firmando diversi progetti, e ha come segno distintivo il tetto ondulato con tegole multicolore, che attualizzano le forme sinuose e i mosaici di ceramiche tanto amati dai Modernisti.

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La seconda corrente vuole allontanarsi dal passato e tuffarsi a capofitto nel futuro, con costruzioni sempre più tecnologiche e futuristiche che convertono le vecchie aree industriali in spazi alla moda: la tendenza si materializza nella nuova Plaça de lesGlories, dove sorge l’enorme DHUB, museo del design costruito a impatto zero sul territorio e simbolo di questa riqualificazione in atto. Stesso procedimento lo hanno subito il CaixaForum, antica filanda diventata oggi uno dei centri d’arte più attivi, il Museo de Historia nella fabbrica metallurgica Oliva Artés e l’hamburgeseriaOval, ricavata da un oscuro magazzino di fine Ottocento completamente trasformato in un elegante ambiente anni Cinquanta.

 

La nuova onda barcellonese è firmata da giovani professionisti che interpretano l’architettura come un esercizio di responsabilità, che serve a semplificare il quotidiano: lo dimostrano progetti come le nuove stazioni della metro della Linea 9, firmate dallo stile elegante di Jordi Garcés, o il nuovo accesso del Museo Marittimo, o ancora la riforma de El Molino, un celebre cabaret riportato agli antichi fasti dal giovane Josep Bohigas.

 

Vero e proprio caso di studio è diventato l’edificio Mediatic di EnricRuiz-Geli, concepito come una dimostrazione delle potenzialità che scaturiscono dall’unione tra natura e nuove tecnologie. L’architetto rappresenta le tendenze più innovative e sperimentali insieme al gruppo Metapolis, capitanato da Vincente Guallart, il fondatore dello IAAC (Istituto dell’Architettura Avanzata della Catalogna), frequentato al 90 per cento da studenti stranieri.