Avanziamo entusiasti a bordo dei nostri fuoristrada, ai piedi dell'enorme Falesia di Bandiagar, che si estende per circa 150 km attraverso il Sahel, lungo il confine tra il Mali ed il Burkina Faso. Il paesaggio è di una bellezza straordinaria, dominato dal colore rosso della terra: è questa la Terra dei Dogon, la nostra meta, ma ci accorgiamo che mai come in questo caso, il cammino stesso per arrivarci ha il fascino dell'avventura ed ricco di incontri e sorprese.
Come un miraggio, un lago ricoperto di ninfee, attira la nostra attenzione. Uno specchio dacqua in questa regione semi-desertica, ha un'importanza fondamentale, per questo nei pressi è facile incrociare dei pastori nomadi appartenenti al popolo dei Fula o Peul, intenti a guidare i propri greggi alla ricerca di sorgenti a cui abbeverarsi e di pascoli stagionali in cui nutrirsi. Man mano che ci addentriamo in questa terra misteriosa ci rendiamo conto che le pendici della falesia, allapparenza prive di vita, in realtà sono punteggiate da una serie di originalissimi villaggi, composti da costruzioni di paglia e fango, che sembrano usciti da una fiaba: qui che tra il 1000 ed il 1300 dopo Cristo si stabilirono i Dogon, ed qui che ancor oggi essi continuano a vivere, cercando di mantenere intatte le loro usanze, i loro costumi, le loro tradizioni.
Le originiI Dogon, sono stati soprannominati il popolo delle stelle per il forte legame tra religione e cosmologia che li contraddistingue. Si considerano infatti discendenti da Amma, il Dio venuto dallo spazio, e in particolare da Sirio B, una stella invisibile ad occhio nudo che i Dogon conoscono fin dall'antichità, ma che gli astronomi moderni sono riusciti a localizzare alla fine dell'800 e a fotografare solo nel 1970.
A Sirio B è dedicata la Festa del Sigui, che si svolge ogni 60 anni, al passaggio della stella sul paese Dogon. Le particolari conoscenze cosmologiche, hanno spesso fatto pensare a un contatto del popolo delle stelle con una civiltà aliena. Un mistero che rende ancora più affascinante il nostro viaggio.
Il trekkingAna Diangouno Dolo, la nostra guida locale, sceglie con cura i ragazzi che ci faranno da portatori nel corso del nostro trekking lungo la falesia: senz'altro il modo migliore per visitare e conoscere da vicino questo territorio ed i suoi abitanti. Il sentiero si arrampica veloce verso la parte alta della falesia mentre noi arranchiamo aiutati dagli agili accompagnatori che sembrano fare a gara in cortesia per meritarsi la ricompensa che gli è stata promessa. Una sosta ogni tanto, magari ai piedi di un baobab, ci permette di tirare il fiato e di ammirare il paesaggio che si apre magnifico sotto di noi.
Questo ci spiega la nostra guida mostrandoci un piccolo altare costruito con le pietre un omolo, un feticcio per proteggerci dagli incidenti che possono capitare lungo il sentiero. Una volta ogni anno qui viene fatto un sacrificio con budino di miglio, un pollo ed una capra, in questo modo tutta la gente che sale o scende lungo questo sentiero sarà protetta.
Questo invece prosegue Ana Diangouno Dolo mostrandoci poco dopo un altare simile al primo, un feticcio per proteggere il villaggio dagli spiriti del male. Anche qui normalmente viene fatto un sacrificio ogni anno, ma se il villaggio viene colpito da un'epidemia allora gli anziani accorrono qui con budino di miglio, un pollo ed un montone, per chiedere aiuto e, successivamente, per ringraziare la divinità. Sono questi solo alcuni degli aspetti più facilmente visibili della complessa religione Dogon, di cui stiamo per raggiungere e visitare il nostro primo villaggio, splendidamente mimetizzato con le rocce in mezzo alle quali stato costruito.
Il villaggio DogonPer prima cosa bisogna incontrare e salutare con la dovuta referenza l'Hogon, il leader spirituale della comunità. Sta a lui concedere o meno l'autorizzazione a visitare o meno il villaggio indicando dove possibile camminare e sedersi, per non correre il rischio di invadere una zona sacra o di rovesciare uno dei tanti feticci disseminati un pò ovunque. In giro per il villaggio, durante il giorno, ci sono solo poche donne impegnate nelle faccende domestiche ed i bambini più piccoli. La maggior parte degli abitanti raggiunge i campi, ai piedi della falesia, la mattina presto per poi fare ritorno solo al tramonto. Il fulcro di ogni villaggio il Togu-n, o Casa della Parola, il luogo in cui si riunisce il consiglio degli anziani. Il soffitto, costituito da otto strati di steli di miglio, si dice sia particolarmente basso, per obbligare gli anziani a rimanere seduti durante le discussioni, impedendo loro di venire alle mani.
Tutte le abitazioni, realizzate con paglia e fango, hanno una forma squadrata e il tetto piano, mentre i granai, uno per la famiglia e l'altro per la donna, hanno un tetto di paglia a forma di cono, e si reggono su pilastri di pietra, affinchè il mais e gli altri cereali non vengano attaccati da animali e parassiti. Un tempo la loro caratteristica più particolare era data dalla porta e dalle imposte in legno su cui veniva scolpita in bassorilievo la storia del popolo delle stelle ma purtroppo molte di esse sono state vendute negli ultimi anni a comitive di etno-turisti senza scrupoli e oggi di autentiche ed originali in giro se ne trovano sempre meno. Per i Dogon, l'abilità artigianale dello scultore è sempre servita per dare più forza, maggior potere alle maschere, alle statue, ai feticci che di volta in volta era chiamato a realizzare, mentre il riconoscimento del sorprendente valore artistico e della modernità di queste opere è il frutto di una intuizione relativamente recente basata su criteri e considerazioni prettamente occidentali.
Poche opere dell'arte africana rivelano una tale nudità formale, una tale severità d'aspetto, in contrasto con una innegabile ricchezza di significato.
I TellemProseguendo la nostra salita, ancora più in alto, proprio sotto il ciglio della falesia, si intravedono distintamente alcune grotte, scavate ancor prima dellavvento dei Dogon, dai pigmei Tellem, gli antichi abitanti della regione, ed utilizzate per seppellire i propri defunti. Come facessero questi ultimi ad arrampicarsi sin lassù rimane ancora un mistero: tanto che i Dogon ritengono potessero volare o avessero dei poteri magici. Noi a piedi procediamo attraverso un canyon che si incunea fra due pareti di roccia. Nel cuore una profonda cisterna utilizzata per raccogliere l'acqua piovana da cui dipende l'intero villaggio. Improvvisamente ci ritroviamo in cima, proprio sulla cresta della Falesia di Bandiagar, che da quassù ci appare in tutta la sua bellezza: un enorme gradino naturale che spezza la monotonia della savana e ci regala uno dei più stupefacenti panorami di tutta l'Africa. Fu proprio la struggente bellezza di questo scenario a stregare Marcel Griaule, l'etnolgo francese che per primo esplorò la regione per studiare i segreti della civiltà Dogon, e nel 1948 pubblicò il libro Dio d'Acqua, svelando al mondo intero i misteri che fino a quel momento avevano avvolto questo piccolo popolo.
Lo sciamano e le donneAncor oggi, chino sul Campo delle Predizioni, lo Sciamano del villaggio, disegna i suoi quadri e dispone le sue conchiglie, per interrogare gli spiriti sul futuro che verrà, in attesa che durante la notte lo sciacallo con le sue impronte, manifesti in concreto i segni che spetterà a lui poi interpretare correttamente. Realtà o finzione ad uso turistico? Il dubbio c'è ma non ci assilla. In questi anni le cose sono certamente cambiate: in alcuni villaggi i Dogon offrono al turista quello che quest'ultimo si aspetta di trovare, ma ad affascinarci maggiormente la vita che vediamo svolgersi davanti ai nostri occhi: bella, nella sua semplicità ed autenticità. Come al solito sono le donne, infaticabili, a costituire la spina dorsale delle povere economie familiari: accudiscono i bambini più piccoli, raccolgono l'acqua al pozzo, trasportano la legna da ardere. E poi, da sole o preferibilmente in gruppo, trascorrono intere giornate pestando quintali di miglio nei loro pesanti mortai di legno. Alla sera, sempre col bimbo sulla schiena, frantumano i semi di miglio sopra una pietra per ottenere la farina oppure se giorno di festa friggono decine di frittelle nell'olio, per la gioia di tutti i bambini.
La tradizionale Danza EtnicaIn un altro villaggio hanno organizzato una tradizionale danza etnica solo per noi. Richiamati dal ritmo delle percussioni, decine di ragazzi coperti da suggestive maschere in legno, ognuna diversa dalle altre, giungono sul piazzale da ogni angolo della falesia. A turno scendono nell'arena e si scatenano davanti ai suonatori. Le maschere rituali sono estremamente importanti nella cultura Dogon tanto che, come sottolinea l'antropologo Marco Aime nel suo libro Diario Dogon, dovrebbero materializzarsi solo in occasione di importanti cerimonie religiose, e non come sempre più spesso accade, nel corso di queste danze teatrali per turisti. Tuttavia talvolta sono proprio queste performances a pagamento ad offrire lunica possibilità di mantenere in vita, magari più a livello di forma che di contenuto, tradizioni che altrimenti sarebbero destinate a spegnersi e a scomparire. Terminate le danze, i ballerini si siedono in perfetto ordine. Osserviamo una ad una le splendide maschere-copricapo che indossano e che includono significati molteplici, non sempre di facile lettura. Cerchiamo nel profondo di incrociare anche lo sguardo dei ragazzi che si celano dietro questi simboli antichi.
Occhi vispi, attenti, curiosi ci rispondono con aria interrogativa: quale futuro li aspetta una volta tolti questi costumi? Un bambino ci attende per venderci i suoi disegni: ha raffigurato con cura le stesse maschere che abbiamo appena salutato, e non ammette sconti. E questo forse un importante segnale di consapevolezza. La convinzione di appartenere ad un popolo fiero le cui antiche tradizioni vanno senzaltro tutelate e tramandate, perch conservano valori che non possono e non devono essere svenduti.
Da: Stefano De Franceschi
Entra anche tu in Marcopolo, raccontaci il tuo viaggio o leggi i viaggi pubblicati dagli utenti di Marcopolo.
InformazioniSe volete prenotare un viaggio o un tour in Mali, vi consigliamo NBTS Viaggi Prenota il tuo hotel Prenota il tuo volo |