Times Square. La New York delle luci pubblicitarie (e di una sfera…)
Taormina – Guida
Sardegna: le spiagge più belle di Sant'Antioco

Ecco alcune delle spiaggie più belle dell'isola di Sant'Antioco: Sottotorre, Le Saline, Spiaggia Grande, Nido dei Passeri, Cala lunga, Cala Tuffi, Cala della Signora, Cala Sapone, Is Praneddas, Portu Sciusciau, Capo Sperone, Tutti, Coaquaddus, Maladroxia, Portixeddu.
Consulta la guida della Sardegna.
Da: Tanit80 (www.sant-antioco.it)
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Isole

Racalmuto, in Sicilia (provincia di Agrigento), è il paese di Leonardo Sciascia. E mai quel “di” ha segnato un’appartenenza tanto profonda Leonardo Sciascia ha messo in scena Racalmuto. L’ha fatta vivere tra le tra le virgole e i paragrafi d’un libro: l’ha raccontata. Leonardo Sciascia ha raccontato Racalmuto con sguardo lucido, mettendo in gioco tutta la propria razionalità. L’ha fatta diventare emblema della Sicilia intera, e quindi anche dell’Italia intera. Che poi questo paese lo si chiami Racalmuto o Regalpetra (il nome letterario inventato da Sciascia) non ha davvero la minima importanza. Il circolo dei minatori a Racalmuto C’era un mestiere che più d’ogni altro Sciascia raccontava con asciutta solidarietà, qui a Racalmuto: il mestiere dei minatori. Perché questa è stata in passato terra di miniere (miniere di salgemma e di zolfo). E anche questo ha saputo raccontare Leonardo Sciascia nei suoi libri: il rapporto tra la miniera e la vita. Il Circolo Unione… e quell’affossatura sulle poltrone Ci sono altri posti di Racalmuto che fanno parte di un’ideale itinerario sciasciano: tra questi il Circolo Unione, di cui fu socio lo stesso scrittore. E a proposito di circoli, Sciascia avrebbe poi scritto, ironicamente: Ci sono persone che lasciano come unico segno del loro passaggio sulla terra un’affossatura sulla poltrona di un circolo. Il Circolo Unione è ormai diventato una specie di associazione culturale. E all’interno delle stanze del Circolo (orgogliosamente attivo dal 1836) si può sempre incontrare qualcuno con cui intavolare una discussione sulla sicilianità, su Sciascia, su Racalmuto… Il teatro di Racalmuto Il bel teatro di Racalmuto purtroppo negli ultimi anni subisce un destino controverso: un altalenarsi di aperture e chiusure. Il teatro, costruito alla fine del Milleottocento, può contenere 350 persone. Era il simbolo della Racalmuto bene, quella venuta su con gli stipendi dei minatori. Ed era il teatro amato da Leonardo Sciascia. Ultimamente, per alcuni anni, ne è stato direttore Andrea Camilleri. Contrada Noce, la casa di Sciascia Per rintracciare il legame tra Racalmuto e Leonardo Sciascia bisogna infine andare nella campagna attorno al paese, in Contrada Noce. E’ qui che lo scrittore possedeva una casa (di una semplicità asciutta, come i suoi li bri), in cui si ritirava spesso per dedicarsi alla scrittura: E tutti i miei libri non solo sono stati scritti in quel luogo, ma sono come connaturati ad esso. Al paesaggio, alla gente, alle memorie, agli affetti. Nella campagna di Racalmuto, Sciascia celebrava il rito del ritorno nella sua Sicilia, ogni volta – soprattutto in estate – che abbandonava il Continente. Fondazione Leonardo Sciascia La Fondazione Leonardo Sciascia a Racalmuto custodisce un piccolo tesoro: una collezione di ritratti di scrittori (donata dallo stesso Sciascia), quasi tutte le edizioni italiane e straniere dei libri di Sciascia, le lettere ricevute in mezzo secolo d’attività letteraria e circa 2000 volumi della biblioteca dello scrittore del Giorno della civetta. La tomba di Leonardo Sciascia a Racalmuto In questa sua Racalmuto – diventata Regalpetra per ragioni letterarie – il “professore” Leonardo Sciascia ha voluto tornare, dopo tanti libri e dopo essersene andato a vivere a Milano. Nel piccolo cimitero di Racalmuto si trova infatti la sua tomba, con su scritto: Ce ne ricorderemo, di questo pianeta (si tratta in realtà di una citazione: la frase è del commediografo francese, Auguste de Villiers de L'Isle-Adam).
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Isole

La Grotta Azzurra – a Capri – è una delle grotte più affascinanti dell’isola. Ed è – anche – uno dei simboli di Capri. Nessun tour sull’isola di Capri rinuncia – o può rinunciare - a una visita nella Grotta Azzurra All’interno della Grotta Azzurra, i raggi del sole illuminano la superficie del mare (passando anche attraverso una "finestra" sottomarina) e rendono il blu dell’acqua di una sfumatura sconosciuta altrove. E’ un gioco di gradazioni e tonalità che solo la Grotta Azzurra conosce. Non a caso, questa grotta ha il nome che ha. E non a caso in epoca romana, ai tempi di Tiberio, era utilizzata come ninfeo marino. Quando visitare la Grotta Azzurra di Capri Il momento migliore per visitare la Grotta Azzurra è a metà giornata: tra le 12 e le 14. In questa fascia oraria, infatti, i colori del mare e i riflessi della luce danno il meglio di sé. Naturalmente, perché la visita sia perfetta deve esserci un sole splendente: solo così la Grotta Azzurra può regalare quello spettacolo della natura per cui è conosciuta in tutto il mondo. Come raggiungere la Grotta Azzurra Si può visitare la Grotta Azzurra solo a bordo di una barca a remi (assolutamente vietate le barche a motore). Il costo della visita si aggira attorno ai 13 euro. La grotta è aperta dalle 9 del mattino fino alle 17: ma solo se le condizioni del mare lo permettono. Infatti, quando tira il vento di libeccio è impossibile entrare con la barca all’interno della Grotta Azzurra. Le barche utilizzate per visitare la Grotta Azzurra sono molto piccole: solo 4 visitatori alla volta. Dal momento che l’ingresso alla cavità è davvero ristretto, chi si trova sulla barca deve fare un piccolo esercizio fisico: deve cioè sdraiarsi sul fondo della barca, e può rialzarsi una volta all’interno. E’ possibile raggiungere la Grotta Azzurra partendo da Marina Grande (10 minuti di barca). Oppure si può arrivare via terra fino a un parcheggio che si trova sopra l’insenatura che i turisti possono raggiungere in autobus o in taxi. Da lì basta scendere le scale che portano fino a una sorta di balcone d’attesa per le barche a remi autorizzate a entrare nella Grotta Azzurra.
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Isole

Orgosolo è un paese, nel cuore della Sardegna, che dirlo unico è non rendergli giustizia. E’ qualcosa di più. La sua storia, la sua gente, le mura delle sue case sono la Sardegna. Orgosolo non è certo la Sardegna di mare. E non è – men che meno – la Sardegna del turismo e dei turisti. Orgosolo è tutta un’altra storia. A partire dalla sua posizione geografica Orgosolo: storia di fucili, anarchia, vendetta e resistenza Orgosolo si trova in Barbagia (In provincia di Nuoro). Montagne, quindi. E le montagne della Sardegna interna non sono mai state troppo “gentili”. Terra aspra. Incoltivabile. A lungo, terra di banditi. Orgosolo è la Sardegna più profonda: qui l’odore del mare nessuno sa cosa sia. Qui, la comunità ha alle spalle storie di anarchia e di vendette. Quella di Orgosolo è una comunità che ha sempre fatto scandalo, per quel suo essere testardamente unica. E fuori dalle regole. O meglio, con le sue proprie regole. Nella storia di Orgosolo c’è stato un tempo in cui per diventare proprietari di un pezzo di terra – di quella terra che garantiva la sopravvivenza – bisognava “rubarla” a chi l’aveva. Occuparla. E non importa se le leggi dello Stato non lo permettevano. Del resto a Orgosolo lo Stato aveva sempre avuto le fattezze di un conquistatore: Cartaginesi, Romani, Bizantini, Spagnoli, Piemontesi. Sempre qualcuno venuto da lontano a porre e imporre il proprio assedio. Non è facile raccontare la storia di Orgosolo: perché vi si intrecciano resistenza e vendetta. Fucili e anarchia. Quando per esempio un marito, un figlio, venivano uccisi, erano le donne ad alzare gli occhi dal telaio e a esortare alla vendetta: la disamistade. I murales di Orgosolo Oggi che anche Orgosolo ha avuto la sua dose di cambiamenti, il paese porta però i segni di quel suo dna. Ed è diventato un simbolo. Un paese con queste caratteristiche non poteva che dar sfogo alla propria urgenza cercando un’arte popolare, che fosse voce di tutti. Che fosse visibile a tutti. E quell’arte l’ha trovata: i murales. [caption id="attachment_17404" align="aligncenter" width="622"] I murales di Orgosolo[/caption] Non c’è casa, a Orgosolo, che non abbia un murales dipinto sulle pareti esterne. Camminare tra le stradine di Orgosolo significa perdersi in una serie infinita di immagini e di colori. Ma anche attraverso i suoi murales, Orgosolo ha voluto essere unico e anarchico. Basta “leggere” i dipinti. I murales di Orgosolo hanno i temi della protesta e della resistenza. Ci sono donne che manifestano in difesa dei propri diritti; c’è un soldato che non vuole più andare alla guerra; c’è un De Andrè che canta; c’è il racconto di quando gli abitanti di Orgosolo si opposero all'Esercito italiano che voleva creare un poligono di tiro in un'area da sempre aditibita a pascolo libero (e vinsero, dopo dieci giorni di occupazione: era il 1969, e l'evento è ricordato come i "fatti di Pratobello"). Insomma, sulle case di Orgosolo c’è la storia di questa gente di Barbagia. [caption id="attachment_17406" align="aligncenter" width="622"] I murales di Orgosolo[/caption] La tradizione dei murales di Orgosolo è iniziata tra la fine degli anno Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. Era un modo per aderire – da quassù - alle proteste che in quel periodo si diffondevano un po’ ovunque. E da allora, questa urgenza di raccontare per immagini non si è più fermata. Diventando - anche -  un’attrazione turistica. Guarda i documentari dedicati alla Sardegna su Italia Smart
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