Nuova Caledonia – Guida Oceania
Le grotte di Atiu, isola selvaggia
Polinesia: la barriera corallina

Si dice Polinesia si pensa barriera corallina.

Siete curiosi di vedere di che si tratta? Noi di Marcopolo siamo andati in Polinesia per voi, cliccate play sul video inserito in questo articolo e mi raccomando..aprite gli occhi e chiudete la bocca :-)

Parliamo di incantevoli lagune, splendide acque cristalline, meravigliose spiagge insomma un vero e proprio sogno esotico che forse anche per via del suo isolamento geografico è considerata una delle mete turistiche più ambite

Da sempre la Polinesia francese ha esercitato un grande fascino sugli occidentali e su importanti personaggi, come il pittore francese Gauguin o il grande navigatore inglese Cook. Non vi è dubbio che anche voi rimarrete soggiogati dal fascino di queste isole, considerate un vero e proprio paradiso tropicale.

Sono perle preziose le 118 isole e atolli disseminati nel Sud Pacifico, conosciute appunto come Polinesia Francese. Un giardino dell'Eden ricco di fiori di gelsomino, ibisco e tiare tahiti, il fiore simbolo che cresce solo qui. La fauna terrestre non è particolarmente ricca. Si contano 120 specie di uccelli e 800 di pesci tropicali, nonché un'infinità di crostacei: aragoste, cicale di mare, gamberi e gamberetti. E poi mammiferi del mare: balene e delfini.
Le isole si distinguono in due gruppi: le isole alte, che hanno al centro picchi montuosi ricoperti da lussureggianti foreste, circondate a volte da una laguna chiusa dalla barriera corallina, e le isole basse o atolli, che sono antichi crateri vulcanici sommersi che affiorano sulla superficie del mare e si presentano come strisce di sabbia bianca che abbracciano le lagune interne.

Poiché la stagione delle piogge è particolarmente fastidiosa e umida in questo arcipelago, se non volete passare le giornate con l'ombrello, evitate il periodo che va da dicembre a marzo!
Vi consigliamo di visitare la Polinesia dalla metà di aprile fino a metà ottobre quando il clima è decisamente più fresco e asciutto e la vostra vacanza decisamente più piacevole! Da vedere assolutamente tahiti, bora bora, papete e le isole marchesi.

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Pacifico

Le isole Samoa Occidentali Quando parliamo delle isole Samoa ci riferiamo a uno degli ultimi paradisi naturali del pianeta veramente degni di questo appellativo. Ci troviamo nell’emisfero australe, a oltre 16.000 di km di distanza dall’Italia. Una destinazione remota, aspetto che la rende ancora più affascinante. Sebbene dal punto di vista geografico le isole Samoa rappresentino un arcipelago unico, dal punto di vista politico e giurisdizionale si tratta di due stati ben distinti, dei quali le Samoa Occidentali sono quello più ad Ovest (l'altro stato è rappresentato dalle Samoa Americane, territorio USA) Samoa Occidentali, dove è la natura a dettar legge L’arcipelago della Samoa Occidentali è formato da due grandi isole chiamate Savai’i e Upolu, alle quali si aggiunge una manciata di terre emerse e scogli sparsi su una superficie di poco superiore a quella del Lussemburgo. Qui è la natura a dettar legge. Percorrendo le strade delle due isole principali, si osservano chiese dall’architettura coloniale, ci si imbatte in sorridenti scolaresche sorridenti e dalle divise sgargianti la cui livrea cambia a seconda del villaggio di appartenenza e giardini ordinati e ben curati, con prati delimitati da sassi sferici e siepi di ibisco profumate. [caption id="attachment_32297" align="alignnone" width="622"] Bambina di una scolaresca nelle Samoa Occidentali, nel distretto di Sa'anapu[/caption] Incredibile ma vero: la popolazione si prende cura (in modo del tutto spontaneo e gratuito) anche del verde comune. Anche la spazzatura viene raccolta in modo da evitare il contatto con il suolo per evitare ogni forma di inquinamento per infiltrazione. Tutto è talmente pulito e ordinato da apparire quasi come la rappresentazione tropicale del giardino dell’Eden. Samoa Occidentali – L’isola di Upolu L’isola di Upolu è la più piccola delle due isole principali della Samoa Occidentali, ma ospita la capitale nonché l’aeroporto internazionale ed è divisa fisicamente in due da una catena montuosa. Nella parte a nord si trovano i centri urbani, mentre è a sud che si concentrano le spiagge più belle, con una costa dall’andamento più dolce e con placide lagune bordate da scenografici arenili. [caption id="attachment_32298" align="alignnone" width="622"] Le spettacolari cascate di Afu Aaupresso la spiaggia di Aganoa nelle Samoa Occidentali[/caption] L’intera zona sud orientale è occupata dal comune di Aleipata, composto da isolotti circondati da colorati cristalli e splendidi spiagge di sabbia bianca finissima come  Lalomanu e Salepaga. [caption id="attachment_32300" align="alignnone" width="622"] La spettacolare depressione nel parco di To Sua Ocean Tranch[/caption] Percorrendo la Main South Coast Road verso ovest si incontrano grandiosi panorami: da Vava’u con la sua spiaggia dorata con la classica vegetazione tropicale fino a To Sua Ocean Tranch, giardino coltivato a frutteti e alberi in fiore endemici del Sud Pacifico. Peculiarità del parco è una depressione del terreno, il cui fondo si raggiunge attraverso una pericolante scala di legno. Una volta scesi lo spettacolo è mozzafiato: ci si trova infatti di fronte ad una piscina tropicale turchese delimitata da felci rampicanti. [caption id="attachment_32296" align="alignnone" width="622"] Samoa Occidentali, la spiaggia di Vavaìu[/caption] Una curiosità: di tanta bellezza non potevano non accorgersi quella grande fabbrica in quella dei sogni chiamata Hollywood.  Poco lontano da qui infatti, nel distretto di Lefaga, ultimo paesaggio marino della costa sud, l’industria cinematografica di Hollywood ambientò nel 1953 il lungometraggio Samoa, con un Gary Cooper all’apice della sua carriera. La pellicola immortalò Paradise Beach, una spiaggia a forma di mezza luna dalla bellezz airreale: 300 metri di sabbia evanescente, palme perfettamente allineate e mare dalle mille sfumature d'azzurro. Testo e foto di Luca Ciafardoni - Tropico Utopico
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Pacifico

Vanuatu è un nome che avrete probabilmente sentito pronunciare ma che siamo pronti a scommettere che non sapreste collocare geograficamente. In effetti si tratta di uno dei territori più distanti dall'Italia che si possano immaginare, nel  bel mezzo dell'Oceano Pacifico meridionale, a quasi 1750 km a est delle coste australiane. Vanuatu è quello che si definisce uno "stato insulare", ovvero una nazione interamente confinata su isole e senza alcun territorio sulla terraferma. Nel caso di Vanuatu le isole sono una quindicina, delle quali le principali sono Efaté, Espiritu Santu e Tanna. Un arcipelago di origine vulcanica ( il monte Yasur è ancora oggi  vulcani più attivi del pianeta e certamente il più facilmente visitabile), le cui isole presero il nome Nuove Ebridi durante il periodo coloniale. Perchè visitare Vanuatu? Chi sceglie di visitare Vanuatu non lo fa certo per la stereotipata immagine da cartolina tropicale che immortala una spiaggia bianca con tanto di palme da cocco e placida laguna. Vanuatu è molto di più! Vanuatu è la rappresentazione di un territorio completo: natura con la "N" maiuscola, folklore, villaggi remoti fermi a un secolo fa, montagne, immersioni, snorkeling, relitti e non ultimo il già citato vulcano Yasur, la cui visita  resta indelebile e scolpita nella memoria di tutti coloro che hanno la fortuna e il coraggio di salire sulla caldera. Vanuatu - Come si raggiunge? La rotta da seguire è quella a est; quindi scalo in Nuova Zelanda o meglio in Australia e con 3/4 ore di volo si giunge nell'arcipelago. Sono poche le compagnie aeree che vi giungono, da segnalare sono l'Air Vanuatu e la Qantas. Il Costo dall'Australia si aggira sui 400 € e sempre con Air Vanuatu si possono raggiungere tutte le isole al costo di circa 100 € a tratta (per info: www.airvanuatu.com [caption id="attachment_32042" align="alignnone" width="622"] Popolazione indigena sull'Isola di Tanna, arcipelago di Vanuatu[/caption] Vanuatu - Quando andare Il periodo migliore è nel loro inverno (corrisponde ai mesi tra aprile a ottobre) più secco e il caldo è più sopportabile Vanuatu, l'isola di Efaté - Cosa fare, dove mangiare Oltre a essere l'isola principale di Vanuatu, Efaté è anche sede della capitale Port Vila (220.000 abitanti). Una graziosa baia lambisce il centro, dove è possibile vedere ormeggiato di tutto: dal "canotto" allo yacht di 30 metri da milioni di euro. Il periplo dell'isola si compie in appena tre ore ed è tutto un susseguirsi di palmeti, vegetazione rigogliosissima, coste immacolate con coralli emersi e qualche spiaggia. Tra tutte, si segnala Eton Beach per via dei colori e della imponente vegetazione che incorniciano un torrente ai margini della costa sud.  Da non perdere anche  un  tuffo presso la Blu Lagoon ovvero un fiume con tanto di pozza nella quale tuffarsi. Trascorrere qualche ora presso le Mele Cascades è assolutamente raccomandabile; si tratta di un piccolo parco formato da rapide immerse nella vegetazione con tanto di sentiero che, in 20 minuti, giunge alla cascata vera e propria alta una ventina di metri dove refrigerarsi nelle giornate più calde. Dove mangiare? Se siete amanti degli ambienti "tropical chic", non potete perdervi un pasto al ristorante Waterfront Bar & Grill: lasciatevi tentare dalla loro insalata di pesce alla Thaitiana e dalla  torta al cioccolato con gelato alla vaniglia! Vanuatu, l'isola di Espiritu Santu - Cosa fare, dove alloggiare, cosa mangiare   Espiritu Santu è  l'isola più grande dell'arcipelago di Vanuatu e anche la più bella. Il perchè è presto detto: provate a immaginare montagne che sfiorano i 2000 metri, vegetazione impenetrabile, grotte misteriose. Non vi basta? Aggiungete allora le tracce indelebili di un passato turbolento: lunghi tratti di mare che ospitano residuati bellici della II guerra mondiale (tra i quali il relitto più bello del mondo) , trasparenti torrenti navigabili che giungono a blu hole in cui fare il bagno, sorgenti immacolate e dulcis in fundo le due spiagge di Champagne Beach e Port Orly. Paradiso vero. Insomma, Espiritu Santu (o "Santo", come viene comunemente chiamata) ha tutte le carte in regola per diventare nei prossimi anni una meta turistica gettonatissima, ne è la prova il fatto che da Sydney e Brisbane sono state recentemente  istituite nuove tratte attraverso voli diretti dalla vicina Australia. [caption id="attachment_32039" align="alignnone" width="622"] Arcipelago di Vanuatu - Isola di Espiritu Santo[/caption] Vanuatu - Cosa fare sull'isola di Espiritu Santu Rilassarsi sulla Champagne Beach è una esperienza da non perdere assolutamente. Si tratta una delle spiagge più belle del mondo: sabbia bianchissima, mare cristallino e caldo, qualche palma e un corollario di vegetazione superba che la incornicia per tutta la lunghezza. Vi sentirete come su un'isola deserta, dove ascoltare il suono del silenzio interrotto a tratti soltanto dallo sciabordìo dell'acqua e dal suono delle fronde degli alberi. Anche lo snorkeling è divertente tra bei coralli, pesci di barriera e tartarughe! Da visitare assolutamente anche il villaggio di Port Orly villaggio, proiettato su una costa dai colori che possiedono tutte le tonalità dell'azzurro. Potrete osservare pescatori a bordo di piroghe intenti a raggiungere un'isola vicina che con la bassa marea si congiunge con la terra ferma... un sogno! Sull'isola c'è poi  l'imbarazzo della scelta per quanto riguarda i blu holes:  il Ri Ri River è certamente uno dei più caratteristici. A bordo di piroghe con il bilanciere si naviga tra placide acque dolci e trasparenti il cui fondo è composto da sabbia corallina chiarissima che riflette la luce solare tanto da rendere la trasparenza dell'acqua tale da sembrare sospesi nel vuoto. Arrivati al blu hole lo spettacolo si compie: una vasca immersa nella vegetazione profonda una ventina di metri. Con una corda appesa ad un ramo é impossibile non cimentarsi in un salto nell'acqua turchese. Non c'è bisogno di fare la doccia si esce completamente puliti perché sotto tale depressione del terreno sgorga una sorgente di acqua purissima. Vanuatu  - L'isola di Tanna  Nel 1770 l'ammiraglio James Cook definì l'isola di Tanna "il faro dell'Oceano Pacifico". È qui infatti che si trova vulcano Yasur, in eruzione permanente ormai da secoli. Il monte Yasur è uno dei vulcani più attivi del pianeta e certamente il più accessibile. A Tanna non ci sono spiagge degne di nota e non esistono coste romantiche: si viene fin qui per osservare una delle espressioni più potenti di madre natura, per entrare in contatto con i villaggi dell'interno fermi a un secolo fa e per le immersioni subacquee. Dalla zona dove sono presenti i resorts in jeep 4x4 si impiegano circa 2 ore per raggiungere il sud dell'isola,  dove si trova il vulcano. Questo tragitto rappresenta un'escursione nell'escursione perché si osservano paesaggi remoti, tratti di strada irreali tanto sono sconnessi e immersi nella vegetazione, pianure e palmeti. Con il 4x4 si arriva fin quasi alla lava e dall'area nella quale è preferibile scendere,  si impiegano pochi minuti per giungere sulla sommità a piedi. L'orario migliore per l'escursione è poco prima del tramonto così da osservare le diverse gradazioni di colore che il posto può assumere. [caption id="attachment_32037" align="alignnone" width="622"] Luca Ciafardoni, autore di questo reportage, sulla vetta del vulcano Yasur[/caption] Visitare il Kustom Village sull'isola di Tanna Se siete sull'isola di Tanna non potete non visitare il Kustom Village, dove la storia sembra essersi fermata secoli fa: gli  abitanti del villaggio indossano astucci pelvici e gonnellini, vivono in capanne ed eseguono danze rituali. Il capo villaggio spiega ai visitatori che i residenti pur conoscendo gli usi, le abitudini e gli oggetti dei "bianchi", non sanno proprio cosa farsene, semplicemente li rifiutano. Poche persone compongono questi presidi; capanne sparse qua e là, un orto con coltivazioni tipiche tropicali a base di taro, manioca, albero del pane, maiali e galline e un piazzale dove tutte le attività lavorative e ludiche hanno svolgimento. L'unica testimonianza di modernità è rappresentata da una penna e un quaderno sul quale lasciare un commento; ovviamente di italiani tra i visitatori.. neanche l’ombra. [caption id="attachment_32035" align="alignnone" width="622"] Vanuatu, isola di Tanna: un bambino incontrato nel villaggio Kustom[/caption] Testo e foto di Luca Ciafardoni www.tropicoutopico.it
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Le grotte, gli uccelli, le spiagge e i pochi -  pochissimi - turisti fanno di Atiu l’isola più selvaggia dell’arcipelago delle Isole Cook. E anche la più interessante da visitare. Atiu è un tesoro nascosto alle rotte della maggior parte dei viaggiatori. Difficile trovare qualcuno che ci sia stato. Ma chi c’è stato giura che ne vale veramente la pena arrivare fin quaggiù, nell’Oceano Pacifico. Per essere più precisi: a 187 chilometri a nordest dell’isola di Rarotonga (la principale e più conosciuta del gruppo delle Cook). L’isola di Atiu ha una particolarità geologica che la differenzia dalle altre. E’ circondata, infatti, da coralli pietrificati, che un tempo costituivano una vera e propria barriera corallina. Una specie di grande giardino di pietra in cui sono scavate le grotte di Atiu. Prima di tutto c’è da dire che molte di queste grotte sono visitabili, ma con una accortezza: bisogna farsi accompagnare da una guida, perché ci si potrebbe perdere. Bisogna far attenzione anche al livello dell'acqua, perché ci sono alcune grotte accessibili solo dal mare. Le grotte più belle dell’isola di Atiu Da visitare senz’altro il Tiroto Tunnel. Il Tiroto più che essere una grotta è una vera e propria galleria sotterranea che collega il lago di Atiu al mare. E’ possibile camminarci dentro, finché l’acqua lo permette, dato che la parte finale della galleria è sommersa. Non a caso è chiamata la “grotta di fango”. Un’altra grotta imperdibile ha un nome difficilissimo: Anataketake. All’interno di queste pareti rocciose vive un uccello chiamato Kopeka, capace di “trovare la strada” verso il suo nido anche al buio della grotta. Terza grotta: Rima Rau. La visita a questa grotta non è certo una visita allegra. Nella lingua degli abitanti dell’isola di Atiu, “rima” significa “cinque”, e “rau” vuol dire “duecento”.  Rima Rau: cioè mille. Mille sono i morti che – secondo la leggenda – sarebbero nascosti nella grotta. A chi appartengono le ossa trovate in queste profondità (in realtà sono “solo” una cinquantina di scheletri)? Come ci sono finite quaggiù? Una battaglia, forse? O una ricca cena per cannibali? O, ancora, una vendetta particolarmente efferata? Se invece, volete nuotare dentro una grotta, allora ce ne sono due adattissime a questa attività: sono le grotte d’acqua Nurau e Vai Akaruru. Ma fate attenzione, soprattutto nella grotta di Nurau. Nella parte completamente sommersa c’è un vero e proprio labirinto esplorato solo in maniera parziale nel 1997 da due australiani (David Goldie e Paul Tobin). Il resto è mistero. Come arrivare sull’isola di Atiu Si raggiunge l’isola di Atiu con voli giornalieri in partenza da Rarotonga, l’isola principale dell’arcipelago delle Cook.
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