
Primo giorno: sarà l’agitazione, sarà il jet leg, morale alle 7:00 del mattino sono vispo come un grillo (cosa rarissima per me). Con il nuovo giorno, realizzo anche dove sono, l’ostello è veramente carino (ovviamente non è un albergo a 5 stelle). E’ pieno di ragazzi irlandesi ed inglesi (con la lattina di birra come accessorio incorporato nelle loro mani a qualsiasi ora), ma non fanno molto casino. Esco, c’è il sole splendente e fa caldo, molto caldo. Probabilmente non mi sono ancora abituato. Il backpacher è vicino ad Hyde Park (non quello inglese), piccola premessa qua le vie hanno gli stessi nomi che vengono utilizzati a Londra o Dublino (chissà come mai?!). Mi fermo in un barettino per fare colazione, noterò poi che si chiama “Quattro” e il barista parla italiano. Con il tempo mi abituerò a trovare italiani ovunque e con gli accenti più disperati, dal veneto al siciliano, dal bergamasco all’abruzzese. Italo-australiani che conoscono bene la nostra lingua ma che non sono mai stati in Italia e forse non ci verranno mai. Sarà che è domenica, tutti sono in giro in pantaloncini e maglietta, non sembra di essere in una città, ma in una località balneare. Sydney è piena di parchi e di viali alberati e la prima cosa che mi lascia perplesso è vedere che i marciapiedi iniziano ad essere coperti di foglie gialle, così come le piante stanno passando dal verde al giallo. Mi devo essere perso un passaggio, fino a qualche ora prima, in Italia, non c’erano foglie ed ero felice nel vederne qualcuna che iniziava ad essere verde, mentre qua gli alberi sono piani di foglie gialle. E già qua è autunno!! Sono passato dalla primavera all’autunno senza passare dall’estate. Inizio così a srotellare, e srotella e srotella, inizio a comprendere un orrenda verità: “Sydney non è pianeggiante ma vi sono diverse ed importanti salite e discese”. In certe momenti è veramente faticosissimo. Ormai sono qua, fa parte del gioco, si prosegue e ogni volta che trovo una salita (alcune sono veramente allucinanti), mi dico che poi ci sarà una discesa. E cosi metro dopo metro, arrivo, FINALMENTE nella zona pianeggiante. Col tempo, sono riuscito ad evitare quelle più faticose con strade alternative oppure prendendo i bus.

La prima cosa che visito sono i giardini botanici (in primavera, la loro, devono essere magnifici per via dei roseti), mi sorprende il cartello con la scritta: “Please walk on the grass. We also invite you to smell the roses, hug the trees, talk to the birds and pic nic on the lawns” che tradotto “Per cortesia camminate sull’erba. Siete invitati ad annusare le rose, abbracciare gli alberi, parlare con gli uccelli e fare pic nic sui prati”. Questi hanno capito proprio tutto !!! Il parco e la natura devono essere vissuti e non devono essere solo dei bei spazi da vedere, l’importante che vi sia civiltà nel tenerli puliti e in ordine. E qui non manca di certo. Mentre passeggio per il parco come una vispa Teresa, sento dei versi di uccelli, man mano che mi avvicino intravedo degli alberi pieni zeppi di pipistrelli, attaccati a testa in giù ai rami. Io amo gli animali, ma ho una riluttanza verso i roditori come i ratti, mi impressionano anche i criceti. Quindi la vista di tutti questi pipistrelli mi lascia basito. Sono circondato da bambinetti che come me rimangano a testa in su per vedere questi “topi appesi a testa in giù” che sbraitano, alcuni volano. Alla fine mi faccio forza, soprattutto perché un bambino inizia a giocare con le mie ruote, i bambini sono sempre attratti dalle rotelle, le rotelle un po’ meno da loro. Vi è una lunga passeggiata che costeggia il mare e i giardini botanici, in cui si può ammirare lo splendore dell’Opera House e del ponte Harbour, entrambi imponenti, passeresti la giornata a fotografarli da ogni angolazione e con ogni tipo di luce. Mi sono emozionato quando ho visto l’Opera House, è stato il primo segno tangibile che ero in Australia. Mi sono detto “Caspita Fabry!! Sei arrivato anche qua da solo!!”, per un attimo mi sono sentito orgoglioso di me stesso….ma è stato solo un attimo. Nel tornare verso l’ostello, mi sono fermato ad Hyde Park, cera una moltitudine di persone che con magliette e parrucche verdi ballavano e cantavano canzoni degli U2. Mi sono così ritrovato nel bel mezzo di un mega raduno di irlandesi che festeggiavano Saint Patrick.
109991f3-f70f-40c6-9a3c-efe485aa30f7|0|.0